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Michela Boidi è la nuova presidente dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. L’elezione è arrivata il 3 ottobre a Bari, al termine dell’Assemblea tenuta in occasione del convegno nazionale dell’associazione. Il mandato coprirà il triennio 2026-2029.
Trentacinque anni, torinese, commercialista alla quarta generazione e componente della Giunta nazionale uscente, Boidi è iscritta all’Unione dal 2017. La nuova presidenza parte da un obiettivo dichiarato: accorciare la distanza tra le nuove generazioni di professionisti e gli organismi chiamati a rappresentarle.
Il ricambio generazionale viene indicato, infatti, come uno dei nodi centrali non soltanto all’interno degli studi, ma anche nelle strutture di rappresentanza della categoria. Una distanza anagrafica troppo ampia tra i giovani iscritti e chi assume le decisioni rischia, secondo la neo presidente, di rendere più difficile intercettare aspettative, problemi e nuovi modi di intendere l’attività professionale.
Da qui la necessità di intervenire su due fronti: favorire l’ingresso dei giovani nella professione e creare le condizioni perché vi rimangano. L’attrattività della professione, nella linea tracciata dalla nuova Giunta, non può quindi essere misurata soltanto sul numero di nuovi ingressi, ma deve confrontarsi anche con le opportunità di crescita offerte nei primi anni di attività.
Uno dei punti qualificanti del programma “Generazione Unione” riguarda l’accesso agli incarichi che, soprattutto all’inizio della carriera, risultano spesso difficili da raggiungere.
L’Unione punta a favorire una maggiore presenza dei giovani negli incarichi giudiziari, negli organi delle società a partecipazione pubblica e nell’attività di revisione degli enti locali. Tra gli strumenti indicati compare anche l’introduzione di quote generazionali, considerate un mezzo per ampliare concretamente le possibilità di accesso a ruoli che possono incidere sulla costruzione del percorso professionale.
Il tema si intreccia con quello della rappresentanza. È prevista l’istituzione di un tavolo permanente con gli iscritti all’Unione eletti negli Ordini territoriali, con l’obiettivo di creare un collegamento più stabile tra le istanze provenienti dai giovani professionisti e le sedi nelle quali vengono assunte le decisioni di categoria.
Nel programma trovano spazio anche le aggregazioni professionali e la valorizzazione delle specializzazioni, due temi destinati ad assumere un peso crescente in una professione che richiede competenze sempre più differenziate e organizzazioni in grado di sostenere investimenti tecnologici e nuovi servizi.
Accanto a questi aspetti, l’Unione indica tra le priorità anche la semplificazione degli adempimenti e la tutela della responsabilità professionale del commercialista. Questioni che interessano trasversalmente la categoria ma che, per chi si trova nelle prime fasi dell’attività, possono incidere in maniera ancora più significativa sulla scelta di proseguire o meno la carriera.
Il nuovo assetto dell’Ungdcec punta anche sulla partecipazione femminile. Boidi ha evidenziato come le donne rappresentino quasi la metà dei componenti della nuova Giunta, sottolineando il valore che la presenza femminile nei ruoli di vertice può avere anche per le professioniste più giovani.
Proprio su questo terreno la nuova presidente si è espressa a favore delle quote generazionali e di genere, considerate strumenti utili per superare ostacoli che, nella pratica, possono rallentare l’accesso agli incarichi e alle posizioni di responsabilità.
La Giunta nazionale eletta a Bari comprende Matteo Cangini, Gaia Ceccherini, Vito Cinquepalmi, Francesco Diana, Rosanna Dispenza, Alfredo Iannitelli, Marco Leone, Claudia Menaguale, Roberta Mendola, Riccardo Rotini, Carolina Rumboldt, Federico Schneble, Stefania Serina, Cosimo Simone, Elisa Spagnuolo, Stefano Vitagliano e Sebastiano Zanette.
Il Collegio dei Probiviri sarà invece composto da Serena Giannuzzi, Rita Belluco e Danilo Musumeci.
Con l’avvio del mandato 2026-2029, l’Unione mette dunque il tema generazionale al centro della propria agenda. La sfida non riguarda soltanto il ricambio negli organismi rappresentativi, ma investe più in generale la capacità della professione di offrire ai giovani un percorso nel quale ingresso, specializzazione, accesso agli incarichi e crescita professionale non restino passaggi affidati esclusivamente all’esperienza maturata nel tempo.