28 maggio 2013

Il 5 per mille a favore dell’Irdcec

‘Investiamo su di noi’, è l’invito di Antonio Repaci
Autore: Redazione Fiscal Focus

Lo stallo - L’Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili rappresenta il motore formativo e di approfondimento della categoria, grazie al quale le tematiche fiscali e finanziarie vengono elaborate a misura di commercialista. Ogni categoria privata della ricerca, diventa un organismo sterile che non può crescere e non può competere. A tutte le difficoltà che i dottori commercialisti e gli esperti contabili stanno vivendo a livello amministrativo, è andato recentemente ad aggiungersi il vulnus generato dal mancato contributo annuale, il quale sarebbe legittimamente spettato all’Istituto poiché già inserito nel bilancio preventivo 2013.

La proposta del 5 per mille - Il contributo non è arrivato, quindi le attività si protrarranno finché ci sarà fiato nei polmoni e lavori da concludere. È chiaro di conseguenza che l’ente ha bisogno di risorse finanziare per poter sopravvivere. Prendendo atto di una simile condizione, in attesa che il Commissario Laurini risponda all’appello sulla possibilità di ottenere il contributo, dal Consiglio direttivo si è levata la voce di Antonio Repaci, presidente dell’Odcec di Palmi, che propone di devolvere il 5 per mille proprio all’istituto di ricerca. “È un atto gratuito – spiega Repaci - nessuno mette niente del suo. Basterebbe compilare un solo modello a famiglia (del commercialista, ndr) o uno per studio, si arriverebbe così a una cifra importante. In realtà non togliamo niente a nessuno e investiamo sulla nostra categoria, non sull’attività politica, bensì su quella formativa e di studio”.

Investire su autonomia e ricerca - Si tratterebbe quindi di un sostegno economico che darebbe non solo maggiore forza operativa all’istituto di ricerca, ma allo stesso tempo lo slegherebbe dalle vicissitudini politiche interne alla categoria, rendendolo quindi autonomo e forte. L’appoggio economico all’Irdcec è pertanto direttamente proporzionale al suo distacco dalla politica interna al Consiglio nazionale. In questo modo, continua Antonio Repaci, “potrà vivere di forza propria, senza essere attaccato dagli eventi del Consiglio nazionale”. Il presidente dell’Ordine di Palmi, già membro del Consiglio direttivo dell’Irdcec, sottolinea in ogni caso che la proposta non è un’imposizione, quanto invece un sano auspicio. “Ciascuno è libero di devolvere il 5 per mille a chi preferisce (ospedali, centri di ricerca medica, ecc.). Tuttavia, sono convito che ci siano anche tantissimi colleghi che non ci pensano e non lo danno a nessuno. Proprio questi soggetti potrebbero essere sensibilizzati e invitati a devolvere il proprio 5 per mille all’Irdcec. È un investimento su noi stessi”.

La situazione delle attività – È vero che l’attività di ricerca è andata avanti, ma si tratta di lavori già avviati che quindi devono essere conclusi. Una volta giunti al termine, se non ci saranno ulteriori risorse, l’Irdcec non potrà fare altro che chiudere i battenti. “Gli studi e le ricerche erogati dall’istituto servono a ciascuno di noi – ha continuato Repaci – A fronte di maggiori disponibilità, cresce anche la possibilità di essere incisivi, di affrontare e studiare le problematiche, di essere puntuali creando un centro studi sempre più autorevole”. E questi non sono lavori che si svolgono ‘da soli’, senza l’intervento di operatori esperti e qualificati quali sono appunto i ricercatori, sui quali Repaci si è altresì soffermato. “In questo momento – ha sottolineato - siamo stati obbligati a disdire i contratti con tutti i ricercatori, quindi l’Istituto sta pubblicando lavori già avviati che si stanno completando proprio grazie a quei ricercatori che, nonostante tutto, procedono nel lavoro. Il problema è che a un certo punto si dovranno fermare sul serio. Ad oggi stiamo comunque attendendo una risposta dal commissario, con la quale sapremo se verrà stanziato il contributo. Sulla base della risposta cercheremo di far riprendere l’istituto, dando ai ricercatori quegli incarichi necessari per portare avanti un minimo di attività”.

La sensibilizzazione – Ricordando che non si tratta di un’imposizione, Repaci ha rimarcato la necessità di sensibilizzare la ‘base’ della categoria su questa proposta del 5 per mille. “Diamo a chi dovrà continuare a lavorare all’Istituto cifre che possono potenzialmente essere importanti. La potenzialità c’è, bisogna che ci sia la volontà”, ha concluso.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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