12 gennaio 2012

Incassato il 4%: ANDoC grata e soddisfatta

Autore: Redazione Fiscal Focus

Soddisfazione dell’ANDoC - Finalmente la sospirata firma è arrivata. Oltre al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ora anche il Dicastero dell’Economia guidato ad interim dal primo ministro, Mario Monti, ha posto la propria firma in calce alla ratifica della delibera che la Cassa di previdenza dei commercialisti aveva approvato il 24 maggio scorso. Piena soddisfazione è stata manifestata, tra gli altri, dalla sigla sindacale guidata da Riccardo Losi che ha accordato gratitudine nei confronti della Cassa che tanto ha lavorato affinché si potesse giungere all’ambito risultato. A questo punto, la misura del contributo integrativo al 4% per i dottori commercialisti presentata dall’Assemblea dei delegati della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti ha ottenuto definitiva conferma con buona pace di quanti, nei giorni scorsi, paventavano la possibilità negativa di un dilatamento dei tempi di ratifica.

Istanze di gestione - Nello specifico, l’auspicio dell’ANDoC è che una volta ottenuto il via libera da parte di entrambi i Ministeri interpellati, il procedere delle operazioni di attuazione del contributo integrativo al 4% possa condursi in maniera quanto più chiara e trasparente, lontano da difficoltà operative e di adempimento. Tant’è che il lavoro finora condotto dalla Cassa e dal relativo Consiglio di Amministrazione merita d’esser sostenuto dagli iscritti con una consapevolezza maggiore soprattutto alla luce delle difficoltà incontrate ai fini dell’ottenimento della ratifica. Il percorso nel quale la categoria sta per incamminarsi dovrà essere caratterizzato da una gestione cristallina in base a quanto previsto dalla delibera vagliata e dal conseguente decreto che sarà emanato.

Pericoli scampati - Si ricorda che la criticità intercorsa riguardava proprio la mancata firma posta da parte del Ministero dell’Economia, che avrebbe dovuto decretare il nulla osta, in accordo con il Welfare che ha tempestivamente adempiuto al proprio compito, entro il 31 dicembre dell’anno appena conclusosi. Il non rispetto di tale termine aveva decretato, a inizio d’anno, l’impossibilità di attuare il riordino previsto dalla Cassa, ossia l’applicazione del contributo integrativo al 4%, l’innalzamento del contributo soggettivo all’11% in maniera immediata e al 12% negli anni a venire. Tale disattenzione manifestata all’epoca dei fatti dal Dicastero guidato da Monti in persona non era stata accolta di buon grado dalle diverse sigle, che avevano manifestato il proprio malcontento in maniera diretta evidenziando anche i possibili risvolti negativi di un eventuale ulteriore ritardo alla ratifica. Per fortuna però i più neri auspici sono stati evitati, poiché sebbene il provvedimento firmato ora anche da Monti abbia valore retroattivo, vale a dire che è entrato in vigore dal 1° gennaio, per mettersi al pari i commercialisti dovranno inviare note di debito ai clienti coi quali in questi undici giorni hanno intrapreso determinate relazioni. Dunque, il timido aspetto positivo risiede proprio nel fatto che la seconda firma è stata posta con un ritardo relativamente contenibile e gestibile tramite operazioni correttive. Ben diversa e molto più critica si sarebbe presentata la situazione se il via libera fosse stato concesso fra qualche tempo, in quanto si sarebbero generate innumerevoli confusioni probabilmente difficili da arginare. A profilare eventuali scenari negativi era stata, una manciata di giorni orsono, l’AIDC. A ben vedere, l’associazione guidata da Marco Rigamonti temeva che un’approvazione ad anno in corso avrebbe impedito ai commercialisti che avevano iniziato ad applicare il contributo integrativo al 2% un passaggio al 4%, con la conseguenza che per evitare dissidi e discussioni coi clienti i professionisti sarebbero stati costretti a versare di tasca propria la differenza emergente.

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