4 aprile 2018

IRPEF: prelievo sotto il 15% per i tre quarti dei contribuenti

Autore: Ester Annetta

Mentre l’Agenzia delle Entrate – nell’intento di incrementare il dialogo con i contribuenti - annuncia l’iniziativa di rendere nota la sorte di quanto riscosso tramite il pagamento delle loro imposte (è di questi giorni la notizia che, a partire da metà aprile, tramite il proprio cassetto fiscale o la dichiarazione precompilata, ogni contribuente – usando le proprie credenziali di accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate o il sistema SPID – potrà visionare il grafico che rappresenta la distribuzione delle somme prelevate con le imposte in relazione alle spese che compongono il bilancio della pubblica amministrazione), un documento elaborato dall’Ufficio studi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili mette in luce che il 75% dei contribuenti italiani è ad IRPEF zero o comunque sconta un prelievo inferiore al 15% (la soglia proposta come “flat tax”) del proprio reddito complessivo.

Ciò è reso possibile grazie all’attuale sistema di aliquote e scaglioni di reddito, deduzioni dal reddito, detrazioni dall’imposta e compensazioni mediante “bonus 80 euro”.

Più nello specifico, secondo i calcoli effettuati, elaborando i dati che emergono dalle dichiarazioni dei redditi e i modelli CUD presentati nel 2017 per l’anno d’imposta 2016, lo studio ha rilevato che su 40,9 milioni di contribuenti censiti ai fini IRPEF:

  • il 30,78% (che numericamente corrisponde a 12,6 milioni di contribuenti) ha un IRPEF “a zero”;
  • il 44,30% (cioè 18,1 milioni di contribuenti) sconta la stessa imposta in misura inferiore al 15% sul reddito complessivo dichiarato;
  • il 24,92% residuo (10,2 milioni di contribuenti) subisce un prelievo IRPEF superiore al 15% del reddito complessivo dichiarato.

Inoltre, 35,1 miliardi (di cui 2,5 miliardi “persi” per incapienza del reddito) sono le deduzioni che vengono operate sul calcolo del reddito complessivo soggetto ad IRPEF, mentre ammontano a 67,5 miliardi (di cui 7,5 miliardi “persi” per incapienza dell’imposta) le detrazioni calcolate sull’imposta lorda.

Sono infine 9,4 i miliardi cui ammonta il totale del “bonus 80 Euro” utilizzati in compensazione da 11,5 milioni di lavoratori dipendenti a reddito medio-basso.

Riguardo a questi ultimi dati, lo studio precisa che:

Dei 35,1 miliardi di deduzioni dal reddito complessivo, le principali voci utilizzate sono:

  • contributi previdenziali e assistenziali obbligatori: 19,5 miliardi;
  • reddito dell’abitazione principale: 8,8 miliardi;
  • versamenti volontari a forme di previdenza complementare: 3,6 miliardi;
  • spese mediche per portatori di handicap: 1 miliardo;
  • assegno al coniuge divorziato o separato: 0,8 miliardi;
  • altre deduzioni “minori”: 1,8 miliardi.

Dei 67,5 miliardi di detrazioni dall’imposta lorda, le principali voci utilizzate sono:
  • redditi di lavoro dipendente, autonomo e impresa: 42,1 miliardi;
  • carichi di famiglia: 12,6 miliardi;
  • interventi di recupero del patrimonio edilizio: 5,3 miliardi;
  • spese sanitarie 3,4 miliardi;
  • interventi finalizzati al risparmio energetico: 1,3 miliardi;
  • interessi su mutui per acquisto prima casa: 0,9 miliardi;
  • altre detrazioni “minori”: 1,9 miliardi.

Infine, i 9,4 miliardi di “bonus 80 euro” riducono da 156,1 miliardi a 146,7 miliardi il gettito IRPEF, cui vanno aggiunti 2,3 miliardi di gettito derivante dalla “cedolare secca sui redditi di locazione dei fabbricati a destinazione abitativa”.

L’intento perseguito dal Consiglio Nazionale di categoria nel diffondere i dati così riassunti è quello di richiamare l’attenzione sulla convinzione che conoscenza e consapevolezza siano la premessa ineludibile per avviare qualunque impegno di ridefinizione del prelievo IRPEF.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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