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Mentre l’Agenzia delle Entrate – nell’intento di incrementare il dialogo con i contribuenti - annuncia l’iniziativa di rendere nota la sorte di quanto riscosso tramite il pagamento delle loro imposte (è di questi giorni la notizia che, a partire da metà aprile, tramite il proprio cassetto fiscale o la dichiarazione precompilata, ogni contribuente – usando le proprie credenziali di accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate o il sistema SPID – potrà visionare il grafico che rappresenta la distribuzione delle somme prelevate con le imposte in relazione alle spese che compongono il bilancio della pubblica amministrazione), un documento elaborato dall’Ufficio studi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili mette in luce che il 75% dei contribuenti italiani è ad IRPEF zero o comunque sconta un prelievo inferiore al 15% (la soglia proposta come “flat tax”) del proprio reddito complessivo.
Ciò è reso possibile grazie all’attuale sistema di aliquote e scaglioni di reddito, deduzioni dal reddito, detrazioni dall’imposta e compensazioni mediante “bonus 80 euro”.
Più nello specifico, secondo i calcoli effettuati, elaborando i dati che emergono dalle dichiarazioni dei redditi e i modelli CUD presentati nel 2017 per l’anno d’imposta 2016, lo studio ha rilevato che su 40,9 milioni di contribuenti censiti ai fini IRPEF:
Sono infine 9,4 i miliardi cui ammonta il totale del “bonus 80 Euro” utilizzati in compensazione da 11,5 milioni di lavoratori dipendenti a reddito medio-basso.
Riguardo a questi ultimi dati, lo studio precisa che:
Dei 35,1 miliardi di deduzioni dal reddito complessivo, le principali voci utilizzate sono:
L’intento perseguito dal Consiglio Nazionale di categoria nel diffondere i dati così riassunti è quello di richiamare l’attenzione sulla convinzione che conoscenza e consapevolezza siano la premessa ineludibile per avviare qualunque impegno di ridefinizione del prelievo IRPEF.