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Diritti non riconosciuti - La Fondazione commercialistitaliani e l’Associazione nazionale commercialisti hanno diffuso ieri un comunicato congiunto nel quale gli autori, Mario Loprese e Luisa Porracciolo, ponevano l’accento sul troppo spesso calpestato diritto alla salute dei lavoratori autonomi, in generale, e dei commercialisti, nello specifico. Citando gli articoli 32 e 36 della Costituzione, i due scriventi hanno sottolineato come al commercialista non sia riconosciuta né “la salute come fondamentale diritto dell'individuo”, considerato altresì che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, né la tutela del riposo settimanale, al quale il lavoratore non può rinunciare. Questi inalienabili diritti, che come abbiamo visto sono stati sanciti direttamente dalla Costituzione, non trovano molta applicazione nel mondo del lavoro, in particolare per quel che concerne i professionisti.
Le richieste presentate - Mario Loprese e Luisa Porracciolo, nel loro scritto rivolto alla categoria, hanno messo in evidenza che negli anni passati non poche sono state le richieste affinché tali diritti venissero concretamente riconosciuti. Le proposte di legge sono state mezza dozzina: quattro sono state presentate da Alberto Fluvi (n. 4877 del 02.04.2004; n. 1220 del 27.06.2006; n. 1679 del 23.09.2008) e Gioacchino Alfano (n. 3611 del 07.07.2010) nel corso delle passate legislature, le altre due sono state presentate nell’attuale legislatura: una dallo stesso Gioacchino Alfano (n. 834 del 23.03.2013) e l’altra da Marco Causi (n. 277 del 15.03.2013). A ciò va ad aggiungersi il fatto che la risoluzione n. 7/00613 è stata approvata dalla VI Commissione Finanze del Senato durante la presidenza Benvenuto. E, come se non bastasse, al fine di dare una base solida alle numerose richieste, il 15 febbraio del 2011 sono state consegnate ben 3.500 firme di cittadini al presidente della Commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte. Loprese e Porracciolo affermano che tutte queste manovre sono state inutili, perché nessuna svolta è stata impressa. Per queste ragioni, facendosi portavoce dell’intera categoria, i due scriventi si sono rivolti direttamente al presidente del Consiglio, ai ministri, ai senatori e ai deputati, chiedendo loro di approvare la legge, prestando fede e osservanza ai suddetti disposti costituzionali. “Chiamare un cittadino ricoverato in ospedale a pagare sanzioni fiscali una volta dimesso, solo perché ha avuto la sfortuna di ammalarsi, non è un fiore all'occhiello né per lo Stato né per la Politica”, ribadiscono.
Un caso fra tanti – Al fine di dare forza e valore alle proprie richieste, Loprese e Porracciolo hanno preso ad esempio un caso fra tanti, una sorta di caso prototipo nel quale ciascun commercialista potrebbe riconoscersi. “Un cittadino si trova ricoverato in ospedale nel periodo di una scadenza fiscale e, per tale motivo, non può eseguire il pagamento delle imposte, oppure non può presentare una determinata dichiarazione. L'interessato, dopo gli affanni relativi alla sua salute non esistendo alcuna legge che lo difende, deve sopportare anche quelli fiscali e pagare ingiustificabili sanzioni per non avere adempiuto tempestivamente agli obblighi tributari”, ipotizzano in maniera verosimile i due autori. A una tale ipotesi potrebbe altresì aggiungersi quella in base alla quale quel cittadino svolga la professione di commercialista, ne consegue che le sanzioni ad egli attribuite dovranno essere estese anche ai clienti per i quali non ha potuto provvedere a preparare e consegnare per tempo le deleghe di pagamento. “Vediamo allora cos'è che muove la frusta punitrice e quando essa deve colpire i comportamenti indisciplinati. Con il termine sanzione, si individua la conseguenza giuridica negativa che l'ordinamento riconnette ad un'azione antigiuridica, qualificata come illecita. Una esegesi che non lascia spazio a interpretazioni e che allontana ogni tipo di sanzione dagli effetti derivanti da malattie e, in genere, da tutto ciò che discende da patologie che richiedono il ricovero ospedaliero. Nessun comportamento antigiuridico, infatti, nessuna illiceità, nessun comportamento fraudolento può riscontrarsi in un corpo umano che si ammala ed impedisce al suo proprietario di adempiere ad obblighi fiscali!”. Detto questo, Loprese e Porracciolo ribadiscono che né al commercialista né ai suoi clienti dovrebbero essere comminate le sanzioni. “Per ovviare all'ingiustizia sociale riscontrabile nel sanzionare chi non ha commesso reati e per colmare un vuoto legislativo che la Costituzione non autorizza, alcuni parlamentari, dando prova di grande sensibilità e rispetto per la dignità umana, hanno presentato sei distinte proposte di legge recanti il titolo ‘Disposizioni per la sospensione della decorrenza di termini relativi ad adempimenti a carico del libero professionista in caso di malattia o di infortunio’. Il titolo non sia fuorviante poiché le disposizioni sono a favore di ogni cittadino e non solo del libero professionista. Le proposte prevedono un termine di sospensione delle scadenze fiscali pari a trenta giorni decorrenti dalla data di dimissioni dall'ospedale, anche in caso di parto. Prevedono altresì, in modo dettagliato ed inequivocabile, le modalità per accedere al regime sospensivo”, concludono.