21 marzo 2012

Mediazione tributaria: il Cndcec cerca la terzietà

Il leader dei commercialisti italiani risponde all’Agenzia delle Entrate sui temi inerenti il processo fiscale.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’importanza della terzietà - Qualche giorno fa l’Agenzia delle Entrate, guidata da Attilio Befera, ha presentato un nuovo istituto in merito alla mediazione tributaria che entrerà in vigore a partire dal prossimo 1° aprile. A tal proposito, non sono tardate le esternazioni del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, che ha sottolineato le proprie perplessità circa l’assenza di una terzietà nel rapporto di mediazione. “Nell’istante in cui il ruolo di mediatore è affidato ad un altro ufficio della medesima pubblica amministrazione che è anche controparte del contribuente nel procedimento, più che di mediazione tributaria sarebbe corretto parlare di reclamo amministrativo obbligatorio per poter poi adire le commissioni tributarie provinciali”, ha spiegato il leader dei commercialisti italiani, facendo emergere non poco sgomento rispetto a quanto deciso dal Fisco. Lungi dal voler esprimere una radicale contrarietà, la guida del Consiglio nazionale non ha potuto esimersi dal tracciare delle considerazioni inerenti una materia che per i commercialisti e per gli esperti contabili è un vero e proprio pane quotidiano. “Non siamo contrari a priori a questa innovazione e concordiamo con l’Agenzia delle entrate sulla necessità di mettere le commissioni tributarie provinciali nelle condizioni di poter svolgere più celermente il proprio lavoro – spiega il presidente del Cndcec – Restiamo però convinti che questo obiettivo vada perseguito potenziando la giustizia tributaria, oppure introducendo una vera mediazione tributaria con un mediatore terzo rispetto alle parti”.

I numeri del Fisco – E le polemiche per quel che concerne il processo tributario non finiscono qui. A ben vedere, il comunicato che l’Amministrazione finanziaria ha diffuso nei giorni scorsi specifica che nello scorso anno la quantità di contenziosi che hanno visto vincente l’Agenzia delle Entrate è rimasto immutato, con una percentuale pari al 61,4%. Allo stesso tempo, il comunicato del Fisco ha sottolineato che il tasso di valore per vittoria è arrivato a quota 73,5%, superando di tre punti l’indice del 2010. Su questi numeri il Consiglio nazionale, per mezzo del proprio presidente, non ha potuto fare a meno di prender la parola. “Sulla base di quanto emerge dalle statistiche ufficiali del MEF (ad oggi diramate in via ufficiale solo per i dati fino all’anno 2010) – ha puntualizzato Claudio Siciliotti - queste percentuali accorperebbero sia gli esiti favorevoli all’Agenzia delle entrate che i giudizi intermedi (ossia con esito parzialmente favorevole anche al contribuente) e i contenziosi estinti”.

I numeri del Cndcec – Secondo quanto riportato dal Consiglio nazionale, i numeri sono ben differenti di quelli indicati dal comunicato dell’Agenzia. I dati esposti dal Cndcec indicano che, secondo il Fisco, nel 2010 le vittorie dei contribuenti nei contenziosi tributari sono state pari al 36,04% del numero di cause e al 29,85% del valore di causa, mentre i risultati che hanno dato vincente l’Agenzia delle Entrate sono stati pari al 39,76% del numero di cause e al 47,19% del valore di causa, così come i risultati positivi in parte per contribuenti ed in parte per il Fisco sono stati pari al 7,63% del numero di cause. Per concludere, il Consiglio informa che i risultati rappresentati dalla definizione del contenzioso sono stati pari al 16,57% del numero di cause e al 22,96% del valore di causa.

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