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Proposte e perplessità - Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili si è espresso nei giorni scorsi sul decreto che va a modificare la legge in materia fallimentare. Il recente intervento, ossia il decreto legge 83/2015 recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, presenterebbe, secondo la categoria guidata da Gerardo Longobardi, delle criticità per fronteggiare le quali i commercialisti hanno formulato ben precise proposte. Queste ultime sono state illustrate di pari passo con l’individuazione delle perplessità sorte in seno alla categoria. “Alcune scelte effettuate dal Governo non sono condivisibili sia per quanto attiene alle materie oggetto dell’intervento, sia per quel che concerne lo strumento utilizzato per introdurre modifiche tanto significative per settori strategici dell’economia. L’ambito di intervento delle proposte di modifica presentate dal Governo riguarda aspetti differenti che necessiterebbero una trattazione autonoma e ragionata”, sono state la parole di Longobardi.
Le problematiche - Le misure del decreto, nascondendosi dietro la ricerca della migliore soddisfazione dei creditori, di fatto potrebbero finire con l’ingessare l’imprenditore alterando “i diritti dei soci e minare il diritto alla par condicio creditorum costituzionalmente garantito. Non condividiamo, poi, la modifica proposta in ordine all’art. 28 l.f. nella parte in cui si introduce aprioristicamente il concetto di adeguatezza della struttura organizzativa e di risorse del curatore per l’assunzione dell’incarico al fine del rispetto dei tempi previsti nel programma di liquidazione”. A un tale quadro, secondo la governance dei commercialisti, si va ad aggiungere “l’anomalia rappresentata dal fatto che il decreto legge è intervenuto quando La Commissione nominata dal Ministro della Giustizia per la revisione organica della disciplina delle procedure concorsuali, a quanto è dato sapere, sta procedendo speditamente alla stesura dei criteri direttivi della legge delega per una riforma organica delle procedure concorsuali”.
La nuova modifica – In definitiva, ciò che non riescono ad accettare i commercialisti è il fatto che quest’ultimo intervento sulla legge in materia di fallimento si presenti a pochi anni di distanza dal precedente. “La stratificazione di provvedimenti normativi che vengono inseriti nell’ordinamento a breve distanza gli uni dagli altri senza opportune riflessioni e senza la necessaria attività di coordinamento tra i differenti estensori delle norme, le differenze di prassi registrate in ambito locale e, nei tribunali più grandi, anche nell’ambito delle stesse sezioni fallimentari, rappresenta a nostro avviso, un motivo ostativo all’ennesima rielaborazione del diritto fallimentare”, ha concluso il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.