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Il caso MPS - Il caso MPS è stato motivo di riflessione per l’Associazione nazionale dei commercialisti presieduta da Marco Cuchel. Una riflessione che, lungi dal voler entrare nel merito dell’intricata vicenda, intende porre un focus sulla categoria, sul ruolo del commercialista e sulle pretese dell’Amministrazione Finanziaria.
La riflessione Anc - Il fulcro della questione sollevata dalla sigla di categoria, che si è sentita in dovere di condividere il proprio sconcerto, riguarda la tempestiva e frettolosa autoassoluzione tramite la quale il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha allontanato dal proprio ente qualsiasi tipo di responsabilità sul polverone MPS. Il massimo Organismo di controllo bancario nazionale, sosteneva Visco, non ha la possibilità di svolgere “azioni di polizia” nei confronti delle banche. Un’affermazione, questa, che ha colto certamente la condivisione dell’Anc, se non fosse per una nota stonata che all’orecchio attento del commercialista non può essere sfuggita.
L’onere dei commercialisti - La sigla sindacale infatti sottolinea che se questa impossibilità di condurre “azioni di polizia” è da riferirsi all’ente che dovrebbe davvero controllare le banche, allora perché pretendere un atteggiamento analogo dai commercialisti nei confronti dei propri clienti? “Queste frasi risuonano a noi professionisti particolarmente familiari, se pensiamo alla mole di obblighi ed adempimenti ai quali siamo sottoposti per osservare correttamente la normativa antiriciclaggio che la Legge ci impone – scrive l’associazione di categoria - Neanche noi siamo poliziotti, cogliamo questa occasione per farlo presente”. Eppure i commercialisti sono costretti ad accollarsi oneri burocratici di controllo e verifica di mole immane, al venir meno dei quali i professionisti sono purtroppo soggetti a sanzioni molto pesanti. Il commercialista è chiamato dal Fisco a essere controllore del proprio cliente, ossia del soggetto che dovrebbe assistere. “I controlli che la legge ci impone sono veramente insostenibili, in particolare per gli studi professionali di piccole dimensioni e di ridotta struttura (che in Italia sono la maggior parte), anche se si prendesse in considerazione la sola attività di verifica e analisi del rischio che richiede molto tempo e molte risorse – conclude l’Anc - Non abbiamo alcuna riserva a fare la nostra parte per contrastare l’illegalità, ma è necessario che l’attività a noi richiesta non vada ad aggiungersi ai mille ostacoli che l’Amministrazione continua a frapporre tra noi e il nostro lavoro”.