26 marzo 2013

Nodi e vincoli di un Cndcec da ricostruire

Longobardi e Miani illustrano le proprie idee di rinnovamento tra l’annunciato ritiro del primo e i dubbi del secondo.
Autore: Daniela Lucia

La sottoscrizione? - Ancora maretta ai vertici del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Qualche giorno fa le liste guidate da Gerardo Longobardi e Davide Di Russo avevano diffuso un documento, girato altresì alla controparte e ai ricorrenti, col quale annunciavano l’intenzione del ritiro immediato delle candidature rimettendo la decisione nelle mani degli Ordini territoriali. La bonaccia alla quale tutta la categoria aveva sperato è stata però spazzata via già all’inizio di questa settimana, quando Miani ha fatto sapere di non essere d’accordo con i termini della sottoscrizione di Longobardi-Di Russo. A questo punto sarà necessaria un’ulteriore concertazione? Oppure la situazione rimarrà tal quale si presenta, nell’attesa del giudizio di merito? Ebbene, redigere una stima preliminare su quello che accadrà nel futuro, per quanto questo possa essere immediato, è operazione abbastanza ardua, si può però provare a trarre delle personali opinioni e conclusioni a partire da quanto dichiarato dagli stessi candidati proprio in riferimento alla suddetta sottoscrizione.

Sulla lista unica – Come abbiamo visto, il principale dubbio insorto riguarda proprio la possibilità o meno di formare una lista unitaria. “La sottoscrizione – ha affermato Massimo Miani - prevede il ritiro delle liste e dei ricorsi, nient’altro. Si lascerebbe quindi un’apertura a qualsiasi tipo di soluzione. Per assurdo, si potrebbe addirittura palesare una nuova competizione elettorale tra Longobardi e Siciliotti. Ecco, dopo tutto quel che è successo, se noi non mettiamo dei paletti a un futuro accordo, rischiamo di fare più confusione di prima”. Un parere che, com’era da aspettarsi, non trova accoglimento nel leader della lista contendente, Gerardo Longobardi, per il quale non v’è nessuna scorrettezza in seno alla sottoscrizione inoltrata. “Ritengo, a mio sommesso avviso, che quel documento sia estremamente chiaro e non necessiti di ulteriori spiegazioni – ha spiegato l’ex presidente capitolino - Tutto ciò che era nelle nostre disponibilità lo abbiamo fatto, dando la nostra totale disponibilità al ritiro della lista. Abbiamo rimosso l’ostacolo che, da parte nostra, avrebbe potuto impedire la costituzione di una lista unitaria o eventuali altre decisioni circa la governance della Categoria”.

Limitare o non limitare? – Altra nota dolente del testo, sarebbe l’assenza di garanzie circa l’impegno degli attuali candidati a non ripresentarsi alla prossime elezioni. Secondo il leader della lista “Vivere la professione”, aprendo a una competizione priva di vincoli necessari, si potrebbe verificare uno scenario in tutto e per tutto identico a quello attuale, candidati e problemi compresi. “Se vogliamo effettivamente risolvere la situazione, non è possibile fare un accordo di questo genere – sottolinea Miani - O forse la proposta di Longobardi e Di Russo ha come obiettivo solo il ritiro dei ricorsi? Ecco, il mio parere è che bisogna fare un accordo nel quale ci si impegna, in primis, a presentare una lista unica, della quale non potremo essere candidati alla presidenza né io né Longobardi, bensì un collega che possa considerarsi terzo rispetto all’attuale contesto, un collega che sia quindi rimasto fuori dalla competizione sia come candidato sia come elettore. In secondo luogo, sarà opportuno che Siciliotti e Sganga assumano l’impegno a non ricandidarsi. Detto questo, la soluzione la si può trovare in tempi stretti. Se invece non mettiamo alcun tipo di vincolo, rischiamo di tornare all’attuale situazione di contrapposizione”. Ma non è d’accordo sul porre ‘condizioni’ agli Ordini il candidato presidente della lista “Insieme per la professione”. “Davide Di Russo ed io, di concerto con gli altri Colleghi candidati della nostra lista, abbiamo fatto tutto quel che era nelle nostra disponibilità – ha assicurato Longobardi - Qualsiasi altra dissertazione sul punto rivela posizioni velleitarie e opportunistiche. In altri termini, una volta rimossi tutti gli ostacoli sul percorso (candidature e ricorsi), la scelta del Governo della categoria è rimessa alla più totale autonomia degli Ordini territoriali che non possono accettare veti e imposizioni da parte di chiunque”.

Potere agli Ordini – Intanto, l’unica cosa certa è che entrambe le parti si rimettono agli Ordini, designandoli come unici soggetti aventi il potere decisorio. “In questi giorni moltissimi Colleghi, non solo con incarichi di rappresentanza della Categoria, mi hanno rappresentato di aver valutato in maniera estremamente positiva il nostro gesto – ha continuato Longobardi - Tutti sono concordi nell’affermare che voler condizionare i Consigli degli Ordini con veti e limitazioni al loro agire futuro, significa non avere a cuore il bene della Categoria”. Già prima l’ex presidente dell’Ordine romano aveva affermato che “gli altri Colleghi, se hanno a cuore i destini della nostra Professione, devono fare solo ciò che è nelle loro disponibilità, ossia ritirare le candidature e i ricorsi. Per il resto, campo libero alle soluzioni che gli Ordini territoriali vorranno scegliere”. Da parte sua, Longobardi attende quindi la libera decisione degli altri interpellati, giudicando responsabile il ritiro delle candidature e dei ricorsi ‘senza se e senza ma’, soprattutto nel pieno rispetto della categoria. Il parere di Miani è altrettanto chiaro, sebbene non concorde. Egli infatti accetterebbe qualsiasi decisione gli Ordini dovessero adottare, ma non ‘abiura’ alla propria convinzione che la proposta di Longobardi non possa essere considerata definitiva ed effettivamente risolutrice perché potrebbe condurre a contrapposizioni identiche a quelle attuali. “È necessario trovare un Presidente terzo verso il quale convogliare i consensi di tutti. Questo è il mio pensiero ma comunque ribadisco che mi rimetterò alla decisione della maggioranza degli Ordini. Se riterranno che la soluzione migliore sia quella proposta da Longobardi e Di Russo, allora anche io sarò disposto a firmare il documento. È giusto però che le valutazioni le facciano gli Ordini, perché noi sino ad oggi purtroppo non siamo stati in grado di trovare una soluzione”, conclude.

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