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La legge delle ‘senz’albo’ - Tutto ebbe origine con la famosa Legge n. 4 del 2013, quella che da febbraio ha introdotto una sorta di regolamentazione unitaria e condivisa per tutte quelle categorie professionali che non sono riunite in Albi e collegi, ma che svolgono consulenze e prestazioni di natura professionale a volte anche analoghe a quelle proprie delle professioni ordinistiche. Questo intervento legislativo, pur non avendo parificato le competenze, gli obblighi e le specificità delle diverse categorie, ha comunque impresso un sistema di regole volte a tutelare, da un lato, l’utente che chiede una consulenza, dall’altro, il professionista che è chiamato a seguire un ben preciso iter sia per l’acquisizione di competenze che per la certificazione della qualità delle proprie prestazioni.
Certificazione Uni – A completamento del processo avviato con la già citata Legge n. 4/2013 dello scorso febbraio, l’Ente nazionale italiano di unificazione ha poi proceduto con il riconoscimento delle certificazioni delle regole tecniche che il professionista richiedente l’accreditamento è chiamato a rispettare. Il sistema si blinda dunque, ma non per impedire l’accesso dei professionisti, quanto per rendere più saldo l’impianto qualitativo e cognitivo delle professioni non ordinistiche. La certificazione Uni rappresenta, in sostanza, un solido quadro normativo al quale il professionista iscritto a una delle associazioni non ordinistiche dovrà attingere.
Il turno dei tributaristi – Ad aver ottenuto la suddetta certificazione Uni sono state già ben otto professioni non iscritte né ad albi né a collegi. Tra queste ritroviamo i fotografi, i comunicatori, i chinesiologi, i naturopati, gli osteopati e gli operatore Ict. Ieri, in virtù della pubblicazione della normativa Uni da parte dell’ente, a queste si è aggiunta la categoria dei tributaristi, che vanta un vasto numero di iscritti. Con l’approvazione del testo si inserisce nel circuito professionale un nuovo chiarimento che permette di districarsi tra le competenze dei tributaristi e quelle, su un altro piano professionale, dei commercialisti e degli avvocati tributaristi.
L’iter di riconoscimento - Il processo di riconoscimento avviene comunque su base volontaria. L’associazione inoltra la propria richiesta elaborando un testo volto a chiarire e a illustrare gli aspetti principali della professione svolta dalla categoria che rappresenta. In un momento successivo alla presentazione di una tale richiesta, la stessa viene sottoposta al vaglio degli stakeholder avviando così una fase di inchiesta pubblica programmata per un certo periodo di tempo. Durante questo ampio margine temporale gli stakeholder possono avanzare le rispettive osservazioni in merito al testo che stanno esaminando. Alla fine del processo di riconoscimento, se non vi sono obiezioni alla richiesta e apportate le eventuali modifiche, la proposta assume le sembianze di una norma tecnica Uni, vale a dire un’autoregolazione non obbligatoria. In ogni caso, la richiesta può essere inoltrata anche dal singolo professionista.
Le professioni ancora in attesa – Dopo la pubblicazione delle norme Uni per i tributaristi, ne rimangono da completare ancora quattordici sulle quali le attese sono nutrite da aspettative tutt’altro che negative. A ben vedere, tra le categorie professionali in attesa dei loro quadri normativi troviamo quelle degli amministratori di condominio, degli archivisti, dei bibliotecari, dei cuochi e dei traduttori. È chiaro quanto evidente che il piano professionale nel quale operano siffatte categoria sarà differente rispetto a quello proprio delle professioni ordinistiche, tuttavia l’obiettivo della Certificazione Uni, come abbiamo già visto, è quello di tutelare il contesto nel quale tali professionisti svolgono le rispettive attività garantendo qualità e competenze agli utenti grazie a percorsi formativi e professionali condivisi e riconosciuti.