6 ottobre 2011

Odcec di Napoli: coesione tra Ordine e magistratura

Nel corso del forum organizzato dalla Fondazione dell’Ordine, i commercialisti partenopei hanno lanciato una proposta ai giudici tributari in merito a una maggior collaborazione.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il forum - Chiedono una maggiore collaborazione i commercialisti e gli esperti contabili della città partenopea, testimoni del forum “La perizia e la CTP nel processo penale” durante il quale sono stati messi nel calderone del confronto i quesiti concernenti il rapporto con la magistratura al fine di giungere a processi dai tempi relativamente meno prolissi di quelli ai quali la prassi attuale ci ha abituati. Il convegno tenutosi nel capoluogo campano è stato fortemente voluto sia dall’Odcec guidato da Achille Coppola, sia dalla Fondazione che dal febbraio 2008 cresce in seno all’Ordine, tra l’altro presieduta dal commercialista Giuseppe Puttini.

La coesione - Il parere dei membri dell’Odcec di Napoli sono giunti alla condivisa conclusione che senza un ponte costruito all’insegna del reciproco supporto, sia la magistratura che gli stessi commercialisti non potranno mai convergere verso una comune modalità attuativa dei provvedimenti vigenti. “Le competenze dei professionisti possono essere di grande supporto per la magistratura, tanto nei processi penali quanto in quelli civili – ha spiegato nel corso del meeting il presidente della commissione “Diritto penale dell’economia” dell’Ordine napoletano, Stefano Vignone - Tramite le loro valutazioni tecniche, infatti, possono coadiuvare il giudizio del magistrato permettendo di individuare eventuali irregolarità in organizzazioni aziendali, velocizzando tempistiche e metodi dell’azione giudiziaria”. E sulla necessità di un' auspicabile fusione tra le competenze dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e quelle dell’apparato giudiziario, si è espresso in maniera chiara e netta anche il vicepresidente della Fondazione dell’Odcec, Antonio Minervini, il quale ha sottolineato le potenzialità in merito alle possibili perizie specialistiche che potrebbero pervenire dai professionisti. “Le relazioni e le interazioni tra commercialisti e attività giudiziaria – spiega Minervini - costituiscono un aspetto particolarmente specialistico della nostra professione. La categoria può intervenire come consulente della Procura o del Tribunale o con attività di consulenza tecnica di parte nell’ambito delle indagini difensive, fungendo da ausilio per gli avvocati”. L’aiuto che potrebbe giungere dai commercialisti o dagli esperti contabili eventualmente chiamati in causa dalla magistratura potrebbe permettere di identificare i confini di uno specifico reato tributerio, anche perché in base a quanto menzionato nel decreto legislativo n. 231, dell’8 giugno 2001, siffatti reati sono più di 110 e sono inerenti alla sfera finanziaria o alle relazioni da imprese e Pa. “I commercialisti – conclude Minervini - possono essere di grande aiuto tanto per l’apparato giudiziario, allo scopo di accertare l’effettiva sussistenza di un reato, quanto per gli imprenditori che vogliono prevenire il compimento di un crimine”.

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