Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Il parere del CdS - Con il parere n. 3169 il Consiglio di Stato, pochi giorni fa, ha rilanciato la balla al Governo per quel che concerne la riforma degli ordinamenti professionali. In sostanza, l’organo consultivo della squadra esecutiva ha rivisto punto per punto il D.P.R. firmato dal ministro della Giustizia e ne ha indicato delle modifiche ritenute necessarie per la buona riuscita della riforma. L’intenzione del Consiglio di Stato è quella di tracciare un regolamento che sia identificativo delle professioni regolamentate, pertanto sarà opportuno ridefinirne le caratteristiche e i requisiti. In seconda battuta, è stato esaminato l’insieme dei provvedimenti inerenti al tirocinio; l’organo consultivo ha invitato a sottolineare quale durata massima i diciotto mesi previsti e di segnalare come facoltativa la partecipazione alle attività formative, oltreché abolire il limite di 5 praticanti per dominus e il tirocinio per quelle professioni che prima dello schema di regolamento non lo prevedevano. Anche per l’Rc professionale il Consiglio di Stato ha invitato gli Ordini territoriali a stipulare convenzioni con le compagnie assicurative, dandone pronta informazione ai propri iscritti. Questi in sintesi i punti esaminati dal Consiglio di Stato che hanno raccolto il plauso delle professioni, finora insoddisfatte dall’operato del Governo.
Il Cndcec - Per quel che concerne il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, è stato espresso un palese favore a quanto dichiarato nel parere del Consiglio di Stato. Il punto è che molti dei focus illustrati dall’organo consultivo del Governo vanno a coincidere con quanto afferma da settimane il presidente della categoria, Claudio Siciliotti. Si pensi, ad esempio, all’appunto che lo stesso leader dei commercialisti italiani aveva avanzato in merito alle poche ore di pratica effettiva che dovevano essere alternate ai corsi formativi obbligatori, secondo Siciliotti, un siffatto stato di cose inevitabilmente avrebbe sottratto al tirocinante il tempo utile a imparare sul campo gli aspetti fondamentali della professione. “Molti di questi correttivi li avevamo proposti come Cup”, ha aggiunto Andrea Bonechi, che in qualità di consigliere nazionale aveva preso parte alle consultazioni del Comitato unitario delle professioni. “Penso – ha continuato Bonechi – alla necessità di precisare la nozione di professione regolamentata, un modo corretto per evitare che venga estesa a chi vuole abusare del termine”. A tal proposito, non bisogna andare troppo in là nel tempo per ricordare la recente polemica innescata proprio tra commercialisti e tributaristi in merito alle specificità professionali. “Giusto anche aver previsto che i corsi di formazione per i tirocinanti siano facoltativi o alternativi alla pratica e non obbligatori, così come che negli organi di disciplina facciano parte soggetti non iscritti agli albi”, ha concluso il consigliere Andrea Bonechi.
La palla al Governo - A questo punto non rimane altro che attendere le mosse successive del Governo. Ma sarà per tutti necessario che chi si occupa della questione, ossia il Ministero della Giustizia che ha redatto e presentato l’originario schema di regolamento, tenga in viva considerazione quanto illustrato nel parere n. 3169 il Consiglio di Stato. Anche perché se è vero che l’articolo 3, comma 5 del D.L. n. 138/2011, ossia la manovra di Ferragosto dello scorso anno, aveva disposto un’emanazione del decreto attuativo entro il 12 agosto 2012, è altresì vero che nessun Ordine professionale si auspica che a regolamentare il proprio assetto organizzativo sia un testo scritto e approvato senza tenere in alcun conto le reali esigenze della categoria in particolare e del mondo professionale in generale. Come abbiamo visto, quindi, la palla è tornata nuovamente in mano al Governo, che ora ha una seconda chance per ripristinare il dialogo con quel settore della filiera economica e produttiva del Paese che finora non ha ritenuto di dover e poter interpellare.