Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Abbiamo letto la lettera aperta dei candidati Presidente e Vicepresidente della lista "Insieme per la professione" e cresce invero in noi il senso di sconforto per un'altra - l'ennesima - occasione perduta per mostrare realmente quel senso di responsabilità che quella lettera vorrebbe dare ad intendere, oppure, in alternativa, per attendere in dignitoso silenzio la decisione sulla proclamazione da parte del Ministero della Giustizia.
Troppo facile rendersi disponibili ad un passo indietro a condizione che anche altri facciano altrettanto, senza però avere il coraggio di un'analisi seria e oggettiva che, alla fine, metta in evidenza ciò che più serve: la verità.
Nessuna ripartenza solida può poggiare su scorciatoie di questo tipo.
Se non vi fosse stata l'incresciosa vicenda del trasferimento del domicilio professionale di Giorgio Sganga da Paola ad una frazione di Aosta, presso l'abitazione privata di due muratori calabresi che, interrogati sul punto dalla polizia giudiziaria, hanno poi essi stessi negato di avergli mai concesso in uso l'immobile a qualsivoglia titolo e per qualsivoglia utilizzo, mai è poi mai si sarebbe giunti al livello di avvitamento nel quale siamo stati coinvolti e del quale siamo senz'altro più vittime noi che non chi ha inopinatamente deciso di far convergere le proprie scelte con quelle di chi in questo modo si comporta.
Senza Aosta, avremmo vissuto la poco augurabile, ma tutt'altro che infrequente situazione di una elezione tirata, decisa da uno scarto talmente minimo da rendere decisivo un pugno di voti, sul totale di quelli esercitati, su cui pendono diverse letture giuridiche.
Avremmo avuto una proclamazione rapida e al più un ricorso amministrativo, di una parte o dell'altra, sull'interpretazione giuridica data dalla commissione elettorale in relazione ai voti "contestati".
Esposti in procura, ritorni di decisioni in seno al Consiglio nazionale (adottate per altro con modalità di formazione dei quorum costitutivi e deliberativi che qui si lamentano, ma che sono le medesime adottate dall'Ordine di Roma quando ha deliberato l'esclusione di una lista dalle elezioni per l'Ordine locale) e contro-esposti sono tutti riconducibili a un unico e ben preciso presupposto, sulla cui responsabilità diretta e indiretta nulla può essere addebitato a chi come noi, lo ripetiamo, si è trovato suo malgrado coinvolto nel l'assurda situazione che è comunque ormai al suo epilogo.
Se mettiamo in campo la verità, ogni passo indietro e' possibile.
Senza, no; e proprio per il bene della Categoria.
Longobardi e Di Russo, invece di muovere generici appelli che esasperano gli animi molto più del silenzio rispettoso cui noi ci stiamo da tempo attenendo, comincino con il dirci se al netto di qualsiasi paravento su forme e procedure, cosa pensano del trasferimento di Giorgio Sganga e perché, preso atto dei termini esatti in cui esso è stato perfezionato, hanno preferito continuare a fare battaglia sulle procedure (gettando così la categoria in quella situazione che ora vorrebbero imputare ad altri), invece che riconoscere l'invalidita' della loro lista per questo scriteriato comportamento.
Solo dal coraggio della verità, quando si è tra persone di valore e di valori, possono nascere tutti quei passi che, viceversa, la viltà della menzogna rende impossibili.
Noi continuiamo ad attendere in silenzio la verità.
E, quando arriverà, perché arriverà, chiunque ce la porga (competitor, Ministeri o tribunali) ne faremo buon uso a favore di una categoria che ci sta molto più a cuore di quanto evidentemente non stia a chi si rende autore di certi comportamenti e a chi, con reticenza nel riconoscerli per quello che sono, li avalla.
Claudio Siciliotti - candidato presidente lista "Vivere la professione"
Raffaele Marcello - candidato vicepresidente lista "Vivere la professione"