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La protezione dei dati personali entra sempre più stabilmente nell’organizzazione degli Studi professionali. Con il documento “La gestione della privacy negli studi professionali alla luce della normativa ISO/IEC 27701:2025”, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili mette a disposizione degli iscritti uno strumento operativo per affrontare in modo strutturato gli adempimenti privacy.
A comunicarne la pubblicazione è l’Informativa n. 52/2026 del 23 marzo 2026, con cui il Presidente Elbano De Nuccio invita Ordini territoriali e iscritti a dare ampia diffusione del testo, elaborato dalla Commissione “Privacy Studi professionali” nell’ambito dell’area “Compliance e modelli organizzativi delle imprese”.
Il documento nasce dalla consapevolezza che la crescente digitalizzazione dei processi professionali e l’evoluzione del quadro normativo europeo abbiano reso la protezione dei dati una componente strutturale dell’attività degli studi. Il testo evidenzia che i commercialisti trattano quotidianamente dati personali di clienti, collaboratori e terzi, spesso caratterizzati da rilevanza economica, patrimoniale e talvolta anche giudiziaria. Per questo la gestione corretta dei dati non è solo un obbligo giuridico derivante dal GDPR, ma anche un parametro di qualità e affidabilità professionale.
L’obiettivo dichiarato è offrire un quadro metodologico flessibile, adattabile tanto alle strutture medio-grandi quanto agli studi più piccoli o individuali, senza introdurre complessità inutili ma favorendo un’organizzazione sostenibile, proporzionata ai rischi e orientata al miglioramento continuo.
Al centro del documento c’è l’analisi della nuova ISO/IEC 27701:2025, standard che rafforza il modello di Privacy Information Management System (PIMS). Il documento spiega che questa versione segna un passaggio importante: la protezione dei dati personali viene riconosciuta come disciplina gestionale autonoma, con propri obiettivi, processi, ruoli e responsabilità, pur restando integrata con la sicurezza delle informazioni.
Secondo quanto riportato anche nell’Informativa, il PIMS viene presentato come uno strumento utile per integrare compliance normativa, gestione del rischio e governance organizzativa. Non solo adempimento, dunque, ma modello capace di rendere più solida la struttura interna dello studio e più efficace la tutela dei diritti degli interessati.
Uno degli aspetti più rilevanti della guida è il superamento di una visione meramente formale della privacy. Il documento insiste infatti sulla necessità di andare oltre la semplice compliance legale, puntando sulla resilienza organizzativa. In questa prospettiva, la gestione dei dati deve poggiare su protocolli strutturati, capaci di prevenire errori umani, mitigare vulnerabilità tecniche e contrastare minacce informatiche.
La nuova impostazione risk-based richiamata nel documento sposta inoltre il baricentro dal rischio per l’organizzazione al rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. In questo quadro, strumenti come la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e il risk assessment entrano in un processo unitario e continuativo, pensato per rendere più coerente e verificabile l’accountability dello studio professionale.
La guida dedica ampio spazio anche agli aspetti concreti della governance privacy: definizione di politiche interne, attribuzione chiara di ruoli e responsabilità, tenuta dei registri, gestione dei responsabili esterni, procedure per incidenti e data breach, oltre alla predisposizione di obiettivi misurabili e indicatori di performance. Viene inoltre proposto un modulo di verifica rapida per la leadership, utile a controllare il livello di adeguatezza del sistema di protezione dei dati nello studio.
Accanto ai profili organizzativi, il documento insiste sulla centralità della formazione continua del personale. La consapevolezza di dipendenti e collaboratori viene indicata come presidio essenziale, soprattutto nei contesti in cui si trattano dati particolari o giudiziari. In questa chiave, il messaggio del CNDCEC è chiaro: la protezione dei dati non può essere affidata a un adempimento occasionale, ma deve diventare parte della cultura professionale quotidiana.