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Il dpr Severino -E’ già trascorsa poco più di una settimana dall’approvazione, in Consiglio dei ministri, dello schema regolamentare sulla riforma delle professioni. Fin da subito si erano levate le voci discordi di gran parte dei leader di categoria. Questa bozza di riforma è approssimativa, così può essere sintetizzato l’umore comune. E poi, dato ancora più rilevante, il testo è stato redatto senza che dall’esecutivo, e più nello specifico dal Guardasigilli, sia stato espresso il desiderio o la volontà di un costruttivo confronto col mondo professionale. Ciò detto, ildpr unisce le categorie in un’unisona polemica nei confronti di un regolamento poco esaustivo e per nulla convincente.
L’iter e il malcontento -Entro il 13 agosto le professioni, per legge, pretendono una riforma. Così è, pertanto il governo, senza tener conto delle polemiche montanti tra i diversi ordini, ha impacchettato il dpr e lo ha spedito prima al Consiglio di Stato, poi, una volta ottenuto il parere di legittimità, v’è il passaggio alla Corte dei Conti. Tutto ciò sempre senza nessun tipo di interpello di chi nel settore delle professioni ci vive. Una siffatta scarsa considerazione non ha tardato a far sentire il malcontento dei professionisti. Il primo organismo a prendere la parola è stato il Cup, guidato da Marina Calderone, che rappresentando tutti gli ordini ha quindi avuto l’onore e l’onere di segnalare tali evidenti comportamenti ingiustificati da parte esecutiva. Di seguito poi sono venuti fuori tutti gli altri commenti.
I commercialisti - In primis, ad aver espresso il proprio parere concorde a quello del Cup, sottolineando la poca chiarezza e l’apparente inefficacia del dpr, è stato Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il punto debole segnalato dal leader dei commercialisti risiede nella scelta del governo di affrontare la situazione da un punto di vista generale, non particolare. “L'aver scelto, come ha fatto il governo, un dpr unico, anziché intervenire sui singoli ordinamenti professionali interessati – spiega Claudio Siciliotti - potrebbe creare confusione normativa e contenziosi”. E le problematiche non si arrestano su tale questione. A ben vedere, oltre all’approccio debole, lo schema di regolamento contiene questioni poco convincenti in merito all’apprendistato che fondamentalmente pare escludere i professionisti più giovani che non possono fare tutoraggio e quelli che si accingono ad affrontare la pratica, contratta e riempita di molte occasioni formative che limitano ulteriormente il tempo da dedicare concretamente al lavoro pratico. Anche i procedimenti disciplinari non convincono il numero uno del Cndcec. Il parere di Claudio Siciliotti è che siffatte procedure abbiano “tradito l'impostazione della riforma” senza risolvere nulla sul piano concreto. Dal versante dei commercialisti si è espressa altresì Eleonora Di Vona, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. Secondo il leader della sigla sindacale, risulta quanto mai opportuno che “il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia un guizzo di orgoglio e non firmi questo documento che spingerebbe sempre più in un angolo i giovani professionisti e le loro aspirazioni di legalità e di libertà”.
Il malumore professionale – Alla luce di ciò, è naturale che anche gli altri ordini facenti parte del settore delle professioni regolamentate abbiano espresso il proprio disagio nei confronti di un dpr che non convince. Il punto fondamentale delle polemiche risiede proprio nella mancata concertazione dopo mesi di discussioni convogliate nel verso opposto. Pertanto da più parti di annunciano azioni parlamentari, con l’auspicio che si possa ripristinare il dialogo prima del 13 agosto.