5 giugno 2012

Professioni: volume d’affari in caduta libera

Secondo la stima di Unico e Rete delle professioni, il fatturato delle professioni è a -40%.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’indagine sulle professioni - Come vivono i professionisti oggi? Qual è stato l’impatto con la crisi e in che misura ha colpito i piccoli e medi studi? Ebbene, a rispondere a quesiti di siffatta natura ci ha pensato un’accurata indagine realizzata da “Rete delle professioni” in collaborazione con Unico, una delle sigle sindacali interne alla categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. In sostanza, i risultati di tale stima hanno tracciato una triste fotografia del comparto professionale italiano. Il dato più eclatante riguarda la riduzione repentina del giro d’affari dei piccoli studi, parallelamente sono state registrate non poche interruzioni nelle collaborazioni continuative tramite partita Iva e nel campo della formazione risulta sempre più difficile reperire i crediti necessari. L’elemento più preoccupante è che tale stato di cose non coinvolge in maniera esclusiva una sola categoria, ma si abbatte in misura drastica su quasi tutti gli Ordini, a partire dai commercialisti, dai notai, avvocati, architetti, fino a giungere agli psicologi. L’unica professione esclusa dalla ricerca e per questo non presente nella stima è quella dei medici, ma non è detto che se la passino meglio.

Il volume d’affari – La stima elaborata da “Rete delle professioni”, di concerto con l’Unione Italiana dei Commercialisti, ha sottolineato i fattori che hanno condotto alla contrazione del giro d’affari dei professionisti, spiegando che nella maggior parte dei casi si tratta proprio di commercialisti ed esperti contabili, poiché nel mondo professionale questa risulta essere la categoria che ha sempre garantito un numero maggiore di posti di lavoro. In sostanza, è diminuito mediamente del 40% il fatturato complessivo del comparto professionale. E non è un fatto di poca considerazione anche in rapporto al mercato economico nazionale, considerando che fino al 2010 le professioni producevano il 15,1% del Pil italiano, con un giro d’affari di 196 miliardi di euro avente un valore aggiunto di 80 miliardi. Oggi, però, quegli oltre due milioni di professionisti non hanno più la forza né le capacità di pareggiare i risultati del passato. “Le professioni stanno subendo pesantemente la crisi finanziaria da oltre due anni – ha sottolineato Marina Calderone, leader dei consulenti del lavoro e presidente del Cup - Il fatturato degli studi è in calo anche, e soprattutto, per il ritardo dei pagamenti delle fatture da parte dei clienti e della pubblica amministrazione. E questo ritardo, che arriva anche a toccare i 9 mesi, influisce negativamente sul comparto delle professioni, soprattutto per i piccoli studi e per i giovani professionisti”. Anche gli avvocati hanno subito un forte declino in merito a questi dati esposti. “L’avvocatura sostiene, per la propria parte, il peso della crisi economica. L’inasprimento delle imposte, insieme ai contributi e agli accessori, hanno un impatto del 60 per cento su quanto si guadagna. Un’enormità. Se il reddito medio annuo è di 50 mila euro, restano in tasca in media all’avvocato meno di 1500 euro al mese, senza considerare il rischio della professione e l’organizzazione dello studio. I problemi sono molteplici, ma alcuni restano comuni a tutti i legali. Il primo riguarda, spesso, i più giovani: i ritardi nei pagamenti per gli avvocati che esercitano il gratuito patrocinio e la difesa d’ufficio (oltretutto un settore di grande impatto sociale perché riguarda le classi meno abbienti). Il secondo è l'enorme dilatazione dei pagamenti degli enti pubblici in generale: asl, comuni, regioni. In entrambi i casi si parla di oltre un anno. Il terzo è legato alle difficoltà dei privati e delle imprese che, a causa della crisi, ricadono sulla categoria”, ha commentato Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana.

I commercialisti – Come si è visto, l’indagine di “Rete delle professioni” e Unico ha altresì messo in evidenza che, tra le categorie professionali, quella che presenta il più alto tasso occupazionale in termini di lavoro dipendente e autonomo è la professione guidata da Claudio Siciliotti, vale a dire quella dei commercialisti e degli esperti contabili. Le difficoltà avvertite risultano essere ormai troppo onerose, perché oltre a quelle condivise con il resto del comparto professionale, si aggiungono le criticità derivanti dai rapporti con l’Amministrazione finanziaria e il relativo carico di adempimenti spesso non proprio chiari. “Per i commercialisti – ha dichiarato Domenico Posca, presidente del sindacato Unico e della Rete dei professionisti - gli effetti della crisi sono ancora più pesanti per la continua cessazione di attività delle imprese clienti e per la difficoltà nel farsi pagare da chi resiste spostando nel tempo le scadenze considerate rinviabili come la spesa per la contabilità. Si salvano, in parte, quelli che operano in settori di nicchia come M&A, finanza straordinaria, internazionalizzazione. Ma si tratta di un’assoluta minoranza. Una via d'uscita - conclude Posca - può essere rappresentata dalla crescita dimensionale degli studi, mettendo insieme diverse specializzazioni, per offrire servizi più qualificati e sopportare meglio l'impatto dei costi”.

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