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L’esserci - E’ vero, è la competenza a fare la fortuna di un professionista. Ma non si può negare che nell’era della comunicazione un buon trampolino di lancio sia anche una vetrina adeguata ai prodotti in vendita, ossia alle capacità e alle qualità dei servizi che il professionista sarà in grado di fornire ai clienti. Quel che offre la sfera sociale in termini di strategie comunicative è una serie di strumenti ai quali il professionista può accedere liberamente e con altrettanta immediatezza può servirsene nelle modalità che più gli aggradano. Non sarà più necessario, quindi, acquistare trafiletti di giornale o tappezzare la città di brochure e volantini, in quanto il commercialista attento alla propria immagine potrà afferrare uno qualsiasi degli strumenti che propone l’era della comunicazione e costruire da sé il proprio pacchetto di propaganda. Quali sono questi strumenti? Ebbene, le vie cibernetiche lungi dal dimostrare la propria infinita lunghezza, ripropongono gli stessi luoghi d’incontro per fenomeni che speculari non lo sono affatto. Così capiterà d’incontrare lungo i viali di Facebook, accanto a profili di adulti voyeuristi e quindicenni logorroici, anche commercialisti alla vendita di se stessi, anzi della propria professionalità. E ciò accade anche per quel che concerne gli spazi gratuiti concessi da LinkedIn, Twitter, Xing o canali video su YouTube.
L’errore - Ecco, lo strumento c’è e, come si è visto, è anche gratuito. Eppure spesso capita che queste campagne pubblicitarie “fai da te” falliscano. Il problema di fondo è che non si prendono le mosse da un ben preciso piano comunicativo. I professionisti vogliono dire, vogliono esserci, intenzionati a non perdere questo fatidico appuntamento con la post-modernità. Ma una volta entrati, non sanno più cosa dire. O come dirlo. Capita quindi di assistere a poco adeguate “pubblicazioni” su profili di commercialisti o avvocati affermati o che comunque vogliono farsi una carriera attraverso la giungla cibernetica. Perché accade che vi sia scarsa ponderatezza in merito alle cose opportune da “postare”? Probabilmente il problema risiede nel fatto che i commercialisti o gli studi professionali che entrano nel web tramite social network gratuiti non sanno come gestire quella pubblicità, non riuscendo a tener presente che non sono “lì dentro” nella veste di soggetti privati e che tutto quello che lasceranno esposto alla luce del display sarà usato ai fini di un giudizio in merito non alla personalità del soggetto, quanto alla professionalità dello studio.
Come esserci - A questo punto, sarà bene andare a scoprire in cosa consiste la regola basilare di un preciso modo di comunicare “se stessi” agli altri, laddove per “se stessi” si intende la propria preparazione professionale. Innanzitutto, quei commercialisti che intendano schiudere le porte dei propri studi al mondo virtuale devono considerare che vige la necessità di scoprire le carte, vale a dire di mostrare la propria identità. Pertanto, compilare un appropriato quanto chiaro e diretto “About us” nel profilo della piattaforma virtuale che si sta utilizzando aiuta a muovere i primi passi al professionista neo-cibernauta. Il “Chi siamo” è una vera e propria carta d’identità che il commercialista o lo studio professionale è tenuto a presentare agli utenti che visiteranno il profilo e che saranno considerati dei potenziali clienti. Il nocciolo della questione si annida nel fatto che non bisogna limitarsi ad essere presenti, ma è necessario anche saperlo fare. Il commercialista che, ad esempio, apre un profilo del proprio studio su Facebook dovrà fare attenzione al modo col quale si relazionerà coi propri “amici”, tenendo presente che consulenze avventate, post inadeguati e commenti privi di consistenza potrebbero minare in maniera clamorosa la propria immagine. In definitiva, potrebbero apparire nelle vesti di una cattiva pubblicità autoprodotta. Dunque, la conclusione non può che essere quella di fornire sintetiche linee guida per una presenza produttiva del commercialista nella rete. Come primo passo, il professionista dovrà stilare un ben preciso piano di intenzioni comunicative. Ecco, egli dovrà decidere a quale rosa di utenti rivolgere l’offerta del proprio prodotto, scremare le informazioni necessarie da quelle superflue, sottolineare i propri punti di forza e originalità e, infine, istaurare rapporti appetibili e di fiducia coi propri contatti virtuali al fine di trasportarli nella vita reale in rapporti professionista/cliente. Niente chat azzardate, quindi, ma rigore nella presentazione e attenzione al proprio “aspetto” virtuale.