14 maggio 2012

Professionisti: orgoglio di categoria e pregiudizi della società

Cndcec e Cup rispondono a tono ai pregiudizi sorti in seguito alle indagini condotte dalla GdF che hanno fatto emergere eclatanti casi di evasione fiscale tra le categorie professionali
Autore: Redazione Fiscal Focus

I pregiudizi - Professionisti evasori. Lo avevamo scritto venerdì, ma avevamo anche precisato che il mondo professionale pur essendo intaccato dalla piaga dimostrava comunque una sanità di base, testimoniata dalle migliaia di soggetti onesti sia coi propri clienti che nei confronti delle onerose esigenze del Fisco. Purtroppo però c’è chi su queste indagini condotte dalla Guardia di Finanza ha ritenuto di dover e poter ricamare una “realtà immaginaria” formata da professionisti evasori sui quali gravano le perdite erariali dell’Italia. Ed è ovvio che i veri professionisti, quelli onesti, quelli che vivono la pressione fiscale sulla propria pelle, ma non cercano facili vie di fuga, ebbene, è ovvio che questi lavoratori hanno visto di cattivo occhio tali gratuite esternazioni. Che le Fiamme gialle e l’Amministrazione debbano fare il loro dovere è pacifico, ma dal fronte delle categorie non si riesce ad accettare la nuova equazione che vede il professionista tacciano come il peggior evasore d’Italia. A tuonare contro tale pregiudizio, alimentato anche da un certo modo di presentare le notizie, sono stati il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Claudio Siciliotti, e il presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, quest’ultima anche nella sua seconda veste di rappresentante di tutte le categorie essendo leader del Cup.

I commercialisti – Parla di eccezioni, Claudio Siciliotti, quando commenta i risultati delle indagini condotte nei primi quattro mesi del 2012 dalla Guardia di Finanza. Da tali accertamenti il Fisco è riuscito a individuare ben 190 milioni di euro non dichiarati. Il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sottolinea che è sotto la luce del sole che i commercialisti appartengano a una categoria che da sempre presenta un reddito medio abbastanza alto, anche se per nulla paragonabile a quello dei notai e dei farmacisti che è su livelli ancora più alti. Al di là dei dati e degli eclatanti titoli mediatici, quel che sorprende il leader dei commercialisti è il comportamento della polizia tributaria che ha gestito la questione come se ci fosse già stato un giudizio ben definito. Siciliotti ritiene, infatti, che come qualsiasi altra operazione condotta delle forze dell’ordine, anche un presunto reato tributario vada inserito nella sfera dei rapporti concernenti la legalità, pertanto il clamore potrebbe essere giustificato solo in un secondo momento, ossia quando le somme accertate dalle Fiamme gialle verranno validate da un giudice. Il punto è che il presidente del Cndcec non nega che il fenomeno dell’evasione e dell’elusione fiscale si stia estendendo a macchia d’olio anche tra le professioni, come nel resto del Paese, e nel caso dei professionisti il rischio è maggiore per quelli che hanno contatti diretti con i consumatori finali. Ma da qui a indicare le professioni, nello specifico i commercialisti, come una casta di appestati fiscali la strada è lunga e sicuramente si tratta di un atteggiamento ingiusto e non rispettoso della realtà.

Il Cup – Il presidente del Cup, Marina Calderone, sottolinea il valore del lavoro dei professionisti che in Italia sono 2,1 milioni e producono il 16% del Pil regolare. Pur non negando che possano verificarsi dei casi di infedeltà tributaria, il rappresentante delle categorie professionali ribadisce, al pari diSiciliotti, che si rischia di cadere in un grave errore giudicando con generalizzazioni prive di dati certi un fenomeno che nel mondo professionale appare invece circoscritto a pochi casi. Risulta condivisibile che in una fase come quella attuale, non vi siano sconti fiscali per nessuno, ma allo stesso tempo non emerge alcuna costruttività dall’enfatizzazione di “fenomeni residuali” di illiceità. Dal canto loro i professionisti sono tutelati e controllati dagli Ordini di riferimento, che hanno regole ben precise anche per quel che concerne la questione fiscale. In definitiva, il parere di Marina Calderone è che si debba modificare la gestione dei rapporti fiscali, tassando i consumi e non i ricavi presunti.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
Iscriviti alla newsletter
Fiscal Focus Today

Rimani aggiornato!

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.

Per favore, inserisci un indirizzo email valido
Per proseguire è necessario accettare la privacy policy