28 settembre 2012

Professionisti: spese successive fuori dal compenso

Le spese non anticipatamente determinabili di una consulenza continuativa non sono comprese nella parcella originariamente pattuita.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La sentenza - Con la sentenza del 25 settembre scorso, n. 16285, la Corte di cassazione ha stabilito che il professionista dev’esser debitamente retribuito anche per le prestazioni erogate in un momento successivo al pagamento della parcella pattuita. Questo perché potrebbe avvenire, come nel caso in questione, che si richieda una consulenza ulteriore a quella per la quale le parti erano preliminarmente convenute.

Gli obblighi del cliente - Tale specificazione apportata dalla Suprema Corte ha permesso la distinzione di due particolari momenti propri della fase di pattuizione del compenso. Ora, nel preventivo accordato tra cliente e professionista non possono essere apportate le eventuali spese dovute ad attività successive all’avvenuto pagamento, ciò però non significa che il cliente sia esonerato dal pagare, in quanto si tratta pur sempre di una consulenza erogata a suo favore dal professionista. Pertanto, a compenso avvenuto, qualora si presentasse la necessità di ulteriori erogazioni di prestazioni professionali, il cliente riceverà dal professionista un’apposita fattura indipendente dal precedente contratto tra le parti, ma che lo obbliga ad assolvere al pagamento del corrispettivo.

La conclusione della Cassazione - Il parere della Cassazione è che non possa considerarsi il pagamento del compenso originariamente pattuito come comprensivo di oneri che non possono essere preventivamente calcolabili, in quanto di natura eventuale e non certa. L’importo della parcella, quindi, non è esaustivo anche di prestazioni future e non prevedibili all’inizio del rapporto professionista/cliente. In fase di secondo grado di giudizio, il giudice aveva stabilito che le prestazioni aggiuntive altro non fossero che attività accessorie a quelle concordate, quindi rientranti nel calcolo della parcella. Secondo la Suprema Corte, non può essere questa una ragionevole motivazione, pertanto quell’assunto è stato ribaltato dagli Ermellini. In conclusione, il fulcro della citata sentenza si identifica nella dichiarazione che, nell’eventualità di una consulenza continuativa, il corrispettivo del professionista non è comprensivo di prestazioni successive che non possono essere anticipatamente calcolate o determinate.

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