16 novembre 2011

Quando l’emergenza diventa normalità

Gli ordini della Lombardia, la proposta: assemblea dei presidenti con periodicità inferiore ai due mesi per condividere con assoluta compattezza e coesione precise strategie e comportamenti.
Autore: Emma Mariani

Un susseguirsi di urgenze e obiettivi e breve periodo stanno caratterizzando ormai la quotidianità della Categoria. È dalla primavera scorsa che i discorsi del Presidente ruotano intorno al delicato momento e alla straordinarietà della situazione. Ma a sei mesi di distanza, l’emergenza diventa normalità. Inutile negarlo. La manovra economica ha avuto subito bisogno di un bis che ha tenuto accesa l’attenzione persino a ferragosto. Poi un nuovo governo, un maxiemendamento e misure anticrisi “dettate” più o meno direttamente dall’Europa. Provvedimenti che riguardano i commercialisti italiani da vicino, vicinissimo. Innanzitutto perché mette mano all’ordinamento delle professioni, poi perché parla di riforma fiscale e tocca settori cruciali per l’attività degli iscritti.

La legge di stabilità approvata sabato scorso tocca l’assetto delle libere professioni, un mercato che fa gola a molti. La “base” della Categoria da tempo chiede l’attenzione del Presidente Siciliotti per parlare concretamente di queste trasformazioni in atto. Per non ritrovarsi più deboli e sprovveduti. Un ordine come quello dei commercialisti deve partecipare – dal punto di vista tecnico – alla formulazione di nuove discipline che lo riguardano se vuole contare nel panorama delle professioni, se vuole essere vicino ai suoi iscritti anticipando il cambiamento e spiegandolo. Facendo in modo che sia positivo per la Categoria. Gli ordini della Lombardia si sono ritrovati costretti a scrivere, ancora una volta, a Siciliotti per sollecitare il dibattito: “Caro Presidente, come da tempo già da tutti noi ampiamente previsto, siamo in allarme rosso e pensiamo sia inutile ricordare che anche ai primi di settembre Ti abbiamo, inutilmente, sollecitato un’assemblea dei presidenti, assemblea che, in ogni caso, avrebbe potuto dare un forte segnale politico di attenzione e di pronta coesione di tutta la categoria”.Perché è di questo che si parla da mesi ed è di questo che non ci si è mai occupati. Segnale politico e coesione, parole che bisognerebbe trasformare in realtà.“Come presidente e componenti di Consiglio locale e, anche, quali semplici iscritti non possiamo e non vogliamo assistere passivamente al progressivo annientamento della nostra categoria senza nulla fare o neppure tentare”. Scrivono i commercialisti della Lombardia. Non è più derogabile – a loro avviso – la convocazione di un’assemblea dei presidenti in tempi brevissimi, o, in subordine, un incontro a Roma di tutti i presidenti della Lombardia con l’intero Consiglio Nazionale. L’appello è deciso ed accorato. Vogliono dialogare, confrontarsi. E più che rivolgersi al loro presidente non possono fare. Se non sperare di essere ascoltati. Tenuto conto che entro il prossimo anno i provvedimenti per lo sviluppo, sia recentemente approvati che in itinere, prevedono (e prevedranno) norme che potrebbero stravolgere definitivamente il futuro della professione.

La proposta è un’assemblea dei presidenti con periodicità inferiore ai due mesi per condividere con assoluta compattezza e coesione precise strategie e comportamenti.

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