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L’obbligo - In tutto questo gran parlare di professionisti, Professional Day, elezioni e via dicendo, sembrava esser sfuggita delle discussioni generali una questione che invece è di delicata importanza per le categorie. Si sta parlando, nello specifico, della polizza per responsabilità civile. L’obbligo, introdotto dal D.L. 138/2011 e confermato da quello sulle liberalizzazioni (L. n. 27/12), era originariamente previsto a partire dal 12 agosto dello scorso anno. Successivamente però si è ritenuto opportuno prorogare l’entrata in vigore al 13 agosto 2013. Sono tenuti alla stipula del contratto assicurativo i professionisti iscritti all’Ordine e all’Albo e la polizza andrà a coprire gli eventuali danni causati a terzi durante lo svolgimento dell'attività professionale. In ogni caso, pur non essendovi sanzioni per quanti non provvederanno ad assicurarsi, il mancato assolvimento dell’obbligo verrà considerato quale illecito disciplinare. In definitiva, oltre all’obbligo di avere l’Rc, il professionista avrà quello di comunicarne gli estremi e il massimale al cliente.
Convenzioni e pacchetti - Ferma restando l’autonomia del singolo iscritto, gli ordini stanno già provvedendo a stipulare opportune convenzioni con compagnie assicurative. La tendenza però pare voler favorire società estere o broker. In linea di massima queste convenzioni intendono ridurre i costi che i professionisti dovranno sostenere, però per poter comprimere la spesa non presentano un ampio ventaglio di tutele. Le convenzioni sembrano infatti dover rispondere a degli standard predefiniti e proprio per questo propongono polizze che possono esser stipulate da professionisti con un basso volume d’affari o da giovani a inizio carriera. Accanto a questi pacchetti standard si pongono poi quelli più complessi, generalmente dedicati agli studi associati di professionisti che svolgono attività per le quali ricevono incarichi che esulano da quelli ordinari. Questo genere di polizze vengono definite ‘tailor made’.
Le agenzie – A questo punto risulta doveroso vedere come rispondono le agenzie, soprattutto le società italiane che non sembrano figurare nella rosa delle convenzionate. In primo luogo si consideri che un business che coinvolge circa 2 milioni di iscritti a 28 albi e ordini professionali potrebbe certamente favorire e accattivare i piccoli agenti, tuttavia le compagnie del Belpaese non appaiono particolarmente attratte da tali possibilità di guadagno. Tant’è che molte società, pur avendo degli ottimi pacchetti, non impiegano quelle risorse necessarie per svilupparli al meglio adeguandoli alle attuali esigenze dei professionisti.