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La perdita del revisore unico - I piccoli comuni giungeranno ben presto ad avere dei collegi di revisione dei conti composti da tre membri. Ciò comporterà in maniera inevitabile la perdita definitiva della figura del revisore contabile unico, in quanto proprio dal prossimo primo gennaio il controllo dei bilanci di questa tipologia di enti locali andrà in mano al citato collegio di revisione.
L’accorpamento e il paradosso - In sostanza, i comuni con meno di cinquemila abitanti hanno l’obbligo di gestione associata. Si è trattato di una scelta introdotta al fine di raggiungere un grado di controllo più preciso della gestione finanziaria. Purtroppo però la novità va a discapito dei professionisti. Perché? Ebbene, il motivo è da riscontrare nel fatto che, in prima battuta, si andranno a perdere dei posti di revisore, in quanto le Unioni riuniranno in media almeno tre o quattro piccoli enti al fine di raggiungere il limite minimo di diecimila abitanti. Accorpando, ad esempio, più di tre comuni, si perderanno i relativi posti di revisore, poiché vi sarà un unico collegio composto da tre membri. A tal proposito, però, da più parti hanno lanciato l’allarme in merito a un evidente paradosso. In sostanza le cose cambiano solo per i piccoli enti, perché per quelli con un numero di abitanti fra i cinquemila e i quindicimila la vigilanza verrà svolta da un revisore unico. È chiaro dunque che non ha tutti i torti chi chiede un’immediata riforma che vada a riorganizzare e armonizzare il sistema.
La norma – Dando uno sguardo alle disposizioni normative, vediamo che nel corso del 2013 i comuni con un numero di abitanti pari o inferiore alle cinquemila unità ha iniziato a rendere concretamente operative le prime tre delle dieci disposizioni in merito contenute nel decreto legge n. 78/2010, dando esecuzione all’articolo 14, comma 31-ter dello stesso (‘I comuni interessati assicurano l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo: a) entro il 1° gennaio 2013 con riguardo ad almeno tre delle funzioni fondamentali di cui al comma 28; b) entro il 1° gennaio 2014 con riguardo alle restanti funzioni fondamentali di cui al comma 28’). A partire poi dal primo gennaio del 2014, questi enti locali di piccole dimensioni dovranno completare l’adempimento all’obbligo di gestione associata di tutte le funzioni fondamentali. Un simile obbligo comprende, come si era accennato, l’affidamento della vigilanza sui conti a un collegio di revisione di tre componenti, che quindi andrà a sostituire l’attuale revisore unico che è presente in ciascun comune. A tal proposito, è stato lo stesso Ministero dell’Interno a chiarire, recentemente, che il compito del revisore unico decadrà in favore del collegio non appena l’Unione dei comuni avvierà ufficialmente le proprie funzioni. In altri termini, ciò significa che non si attenderà la fine del mandato del revisore unico e che, per quelle unioni già attive prima del 2014, la sostituzione ne controllo della gestione dell’ente può già avvenire.
Giovani penalizzati – Ancora una volta però, a fare le spese di un sistema ‘nuovo’ ma mai ‘rinnovato’ sono i giovani. In questo caso, i giovani professionisti. È infatti stabilito che giovani revisori senza esperienze pregresse potranno ‘farsi le ossa’ solo nella gestione dei comuni con meno di cinquemila abitanti. Ma se le altre normative dispongono la soppressione del revisore unico con l’introduzione del collegio, quindi la riduzione dei posti disponibili, quali opportunità si lasceranno a questi giovani revisori? I comuni potrebbero comunque optare per le convenzioni, invece che per le unioni. Tuttavia non sarebbe questa l’opportuna tutela nella quale dovrebbero poter confidare i giovani professionisti! L’auspicio è quindi quello di un nuovo intervento normativo, che possa ulteriormente chiarire i lati oscuri degli attuali provvedimenti.