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Lo sbarramento ai commercialisti - L’organo di revisione negli enti locali è stato nuovamente oggetto delle attenzioni da parte della squadra esecutiva che, con l’art. del decreto legge n. 174 del 10 ottobre 2012, ha sostanzialmente sbarrato la strada d’accesso al registro a 250 professionisti provenienti dall’Albo dei revisori e dei dottori commercialisti ed esperti contabili.
La modifica normativa - Il sostanza, il decreto legge recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, vale a dire il cosiddetto D.L. “Enti locali”, al comma 2, lett. m) dell'art. 3, introducendo il comma 2-bis nell'art. 234 del Tuel, dichiara che “all'articolo 234 dopo il comma 2 è inserito il seguente: ‘2-bis. Al fine di potenziare l'attività di controllo e monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica, presso le province, le città metropolitane, i comuni con popolazione superiore a 60.000 abitanti e quelli capoluogo di provincia, un componente del collegio dei revisori, con funzioni di Presidente, è designato dal Prefetto ed è scelto, di concerto, dai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze tra i dipendenti dei rispettivi Ministeri’”. Ciò, in sostanza, significa attribuire la presidenza dei collegi dei revisori a funzionari del MEF o del Ministero dell’Interno, dietro indicazioni concordate dal Prefetto con i medesimi dicasteri, nonché dare palese prova della volontà di acuire il controllo sulle dinamiche di finanza pubblica.
Cosa si sottrae ai commercialisti – In ragione di quanto esposto, non risulterebbe errato affermare che all’incirca 250 incarichi di prestigio nell’ambito della contabilità degli enti pubblici verrebbero sottratti agli iscritti al Cndcec, anche perché a questi professionisti la Legge n. 148/11 richiedeva requisiti di anzianità e formazione che invece non pretende per i funzionari ministeriali ai quali il nuovo decreto legge affiderebbe l’incarico.
Le domande giacenti - Ma non è l’unico punto a sfavore dei commercialisti, soprattutto dopo il passaggio di consegne avvenuto lo scorso 13 settembre. Fino al giorno prima, infatti, le domande d’iscrizione andavano inoltrate alla società del Cndcec che gestiva il registro per conto del ministero competente. Ora, tutte le domande pervenute attendono di avere una nuova destinazione. Si tratta di ben 1.211 istanze d’iscrizione delle quali la società dei commercialisti non sa cosa fare, poiché nessuno dalla sede esecutiva ha ritenuto necessario dare spiegazioni in merito al futuro sia dell’ente che delle attività in corso. Il punto è che, non avendo ancora avuto disposizioni differenti, i professionisti continuano a inoltrare alla società del Cndcec le diverse domande, tant’è che i 1.211 protocolli sono comprensivi di ben 94 nuove iscrizioni, 228 iscrizioni di tirocinio, 528 relazioni di ammissione al tirocinio, 44 cancellazione dei revisori e 82 ricevute di bollettini di versamenti. Già, i versamenti. Questo perché oltre ai nuovi modelli per le domandine, dopo il passaggio di consegne la platea di professionisti aspiranti revisori attendeva anche delucidazioni in merito ai nuovi codici e conti correnti, informazioni che ancora non sono state inoltrate. La morale della storia è che i candidati hanno continuato a versare a favore della società dei commercialisti, che dal canto suo non riesce più a gestire la situazione. Il problema, dunque, è che una volta attuata la transizione, i tecnici non hanno elaborato un piano di conduzione della stessa. Anche per siffatta questione, i professionisti, e i commercialisti in primis, attendono ulteriori delucidazioni.