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Ai Presidenti e Consiglieri degli ODCEC d’Italia
Loro sedi
Cari Colleghi,
la vicenda elettorale che vede impegnata la Categoria nel rinnovo della governance nazionale, nei modi e contenuti offerti in comunicazione, stimola alcune riflessioni di cui, ove vorrete, mi piace renderVi partecipi.
Ricordo a me stesso che l’ultimo confronto elettorale, svoltosi sull’onda delle stravaganti ed inusuali adozioni del Ministero, validate da non condivisibili disposizioni giurisprudenziali, pure rispettate, ha visto il refluo dell’allora compagine “Miani” presentarsi col cappello in mano alla Corte degli allora avversari e concordare il sostegno ad una formazione unitaria, in nome della necessità di rilanciare la Categoria quanto ad etica, decoro e dignità, il tutto avverso il poco nobile corrispettivo di significative poltrone, poi appannaggio del drappello degli stessi buoni samaritani, che nell’occasione, senza mandato alcuno, pro-domo Loro gestirono l’iniziativa.
La corazzata elettorale così formata, suscitò disappunto nella Categoria, determinando la costituzione di un movimento spontaneo che simbolicamente volle confrontarsi nella competizione elettorale, al solo scopo di dare voce al dissenso, che, senza alcuna vera campagna elettorale, ebbe significativi riconoscimenti, anche con le numerose astensioni di voto deliberate.
I preoccupanti precetti oggetto di dissenso, hanno poi trovato capienza nella governance offerta alla Categoria, infatti, è stato chiaramente percepito che i buoni samaritani, affatto preoccupati delle sorti della Professione, hanno tempo per tempo minato l’autorevolezza dell’azione programmatica di governo diretta da Gerardo Longobardi, piuttosto impegnandosi nella gradata e progressiva delegittimazione della massima rappresentanza, millantando esclusivo credito rispetto alle molte cose che il Consiglio diretto da Gerardo [o parte di esso] andava realizzando.
Chi scrive è stato fra le vittime di quel millantato credito, banalmente [fors’anche colpevolmente] aderendo, in un primo tempo, alle affermazioni ed al delineato nuovo progetto dei buoni samaritani, concedendo Loro quel credito che ritenevo ancorato a proposizioni intellettualmente oneste, anche per l’intervento, a garanzia, di stimati burocrati dell’Ente.
Il Collega Miani ha da lungo tempo sbandierato di essere e rappresentare il nuovo, quasi un messia del futuro categoriale, apparentemente aderendo alla richiesta, formulata anche dallo scrivente, di condividere gli elementi fondanti ed i contenuti programmatici del Suo progetto politico, cosa rimasta, invece, esclusivo appannaggio del detto drappello, che gradatamente si è arricchito di novelli samaritani, pronti ad incredibilmente rinnegare le radici politiche di appartenenza, in un devastante esercizio che la nostra Categoria, purtroppo, vanta a primato.
Invero, la governance Longobardi, nonostante l’articolata [e strana] composizione, ha macinato significative tappe programmatiche, ed anche la diversa organizzazione della Fondazione Naz.le ha elaborato ed offerto contributi decisivi, cui anche relatori di altre categorie professionali si richiamano sempre più nei diversi convegni, documenti ed atti di ragguardevole e sicura utilità per tutta la comunità dei Commercialisti.
E’ di tutta evidenza, quindi, come tempestivamente sottolineato da Etika, che la partecipazione alla formazione del Consiglio Nazionale uscente da parte di Miani & Company, portava seco il seme della delegittimazione della rappresentanza Longobardi, insieme ad una campagna di tesseramento di nuovi interpreti del proclamato nuovo corso, che ha trovato riscontro in interpreti di spicco dell’originario progetto Longobardi, avvezzi ad ogni costume pur di garantirsi l’appuntamento con l’agognata poltrona.
Così, i referenti nazionali di larga parte dei territori del nord, con la compiacenza di disperati giullari tuttofare del sud, hanno costituito quel presidio progettuale che, in veste di apparente blocco granitico, si propone oggi alla governance del Consiglio Nazionale, ritenendo di poter sfidare qualsivoglia diversa proposizione, soprattutto ritenendo che Gerardo Longobardi potesse perdere fiducia all’auspicabile continuità.
Quel blocco, però, esclusivamente autorelazionale, nonostante il supermercato che, alla faccia del nuovo, da lungo tempo offre ogni ben di dio in lungo ed in largo per il Paese, fa i conti oggi con la prevedibile reazione della dirigenza territoriale, vecchia e [soprattutto] nuova, alla quale l’arrogante proposta non riserva alcun ruolo di interpretazione della politica categoriale, avocando a se tutto e quanto, cosa che l’asse dei Consiglieri Nazionali che si sono ritrovati nel c.d. progetto Miani hanno minuziosamente predisposto: una volgare operazione di palazzo!
Inquietante poi è la proposizione programmatica delineata da Miani & C., dacchè in nome del cambiamento, che pure la Categoria deve necessariamente consumare, si propone di rendersi acquiescente al diverso ruolo che la politica, i burocrati, talune lobby e non chiari [o fin troppo chiari] interessi intendono attribuire alla comunità dei Commercialisti, soprattutto in ambito fiscale, cioè, di mero anello di congiunzione fra le esigenze di entrata ed i metodi di sommaria autodeterminazione della stessa (Fatturazione elettronica, corrispettivi/compensi telematici, comunicazione dati trimestrale, legittimazione dei c.d. Tributaristi, ecc.).
La strada della specializzazione, opportunamente intrapresa dalla governance Longobardi, di cui le S.A.F. sono chiaro veicolo, non può rappresentare, come delineato da Miani, una sorta di regolamento di conti fra i Colleghi le cui opportunità territoriali hanno favorito tale percorso e quanti, invece, esercitano la Professione in ambiti territoriali (la provincia, in genere) in cui è oggettivamente difficile tale realizzazione, se non attraverso idonei interventi nel tempo necessario.
L’aggregazione delle competenze è percorso che non può essere imposto d’un soffio, ma necessita di molteplici e complessi fattori, che il Governo della Categoria è chiamato a sapientemente gestire: alla larghissima maggioranza dei Colleghi (almeno 115.000 dei 117.000 iscritti) non può comunicarsi che, dal domani a calendario, saranno chiamati a ………. cambiare mestiere, come prospettato dall’organizzazione Miani.
Nelle intenzioni del progetto Miani, sarà oggetto di diversa e diretta gestione da parte del Consiglio Nazionale perfino la Fondazione Nazionale Commercialisti, oggi fiore all’occhiello della professione, così mettendo a repentaglio anche i traguardi che nell’ambito della Categoria sono stati onerosamente raggiunti da quel presidio.
Il Commercialista di base, avanzato dalla compagine Longobardi nell’ambito del suo articolato programma, che a primo acchitto può far torcere il naso a molti, è senz’altro un precetto/veicolo su cui costruire la possibilità di indurre la politica e le istituzioni a prendere atto dei significativi contributi di cui la nostra comunità è chiara portatrice, consentendo quel percorso di non facile accompagnamento della Categoria verso quel diverso approccio che la Professione deve maturare per allinearsi ai cambiamenti e, quindi, alle competenze specializzate, antecedente prossimo dell’aggregazione fra Colleghi.
Comunque, questa lettera non vuole essere esaustiva dei diversi contenuti delle distinte proposizioni, ma solo richiamare l’attenzione della dirigenza degli Ordini su taluni aspetti, non scritti nei rispettivi programmi, quantomeno non chiaramente, esprimendo compiacenza per il percepito vantaggio elettorale che il progetto Longobardi vanti ormai, garanzia di continuità della buona gestione offerta nel poco tempo concesso, rispetto all’organizzazione Miani, espediente di palazzo che la dirigenza degli Ordini territoriali ha la responsabilità di attentamente evitare.
Auspico una Categoria con il cappello in testa, non in mano.
L’occasione è gradita per augurare un sereno approccio al Natale ed un nuovo anno ….. col botto!
F.to Andrea Maggio
Presidente Odcec di Nicosia