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La riforma forense - Da più di settant’anni gli avvocati italiani attendono impazienti una riforma che possa rinnovare e riorganizzare le file della categoria, promuovendo politiche di snellimento burocratico e professionale. In questi giorni è probabile che qualcosa possa smuoversi alla luce della celerità con la quale il testo di riforma sta rimbalzando dal Senato alla Camera. Infatti, dopo aver ottenuto l’approvazione del Senato e aver attraversato indenne il vaglio degli emendamenti in Commissione Giustizia, la bozza di riforma da lunedì è in Aula a Montecitorio e da più parti emerge l’auspicio di una pronta e unisona approvazione.
La figura dell’avvocato - A ben vedere, il lavoro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati non ha inteso stravolgere le peculiarità della figura dell’avvocato, bensì si è posto come obiettivo il rilancio di questo ruolo professionale importante per il mondo della giustizia italiano. L’avvocatura, in sintesi, è chiamata a fare i conti con la modernità, pertanto è più che mai necessaria una svolta che permetta l’accesso a una nuova era per la categoria forense. In particolare, da più parti è venuta a galla la prematura soddisfazione in merito al percorso che la riforma sta intraprendendo, volto soprattutto a ripristinare la dignità dell’avvocato. Si tratta, infatti, di una personalità professionale tramite la quale si esprime uno dei diritti fondamentali dei cittadini italiani, ossia quello alla giusta difesa. Nello specifico, è proprio l’articolo 24 della Costituzione del nostro Paese a stabilire che “[…]La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento […]”. Senza gli avvocati tale diritto non potrebbe essere pienamente e giustamente rispettato.
Le novità della riforma – Pertanto, il testo che in questi giorni è all’esame dei deputati mette in risalto non poche novità in merito al riordino della professione forense. A ben vedere, vengono trattate questioni quali il rinvio a una delega legislativa da emanare entro un anno per quel che concerne le società tra avvocati, modalità innovative inerenti la scelta delle materie oggetto di specializzazioni, nonché l’opportunità di acquisire titoli specialistici in seguito a esperienze certificate nel settore giuridico, l’individuazione di tariffari di riferimento per determinare il giusto compenso del professionista applicando il principio di libera determinazione tra le parti, la creazione di uno sportello per il cittadino nei diversi Ordini locali, la formazione di consigli distrettuali di disciplina che possano fungere da garanti di autonomia e indipendenza e infine la già discussa riduzione da due anni a diciotto mesi per la pratica d’accesso alla professione con l’obbligo di erogare un compenso al praticante già a partire dal secondo mese di pratica. Ma i nuovi focus che la riforma introdurrà con il proposito di riordinare la categoria forense non si arrestano qui. In particolare, la riforma in discussione potrebbe includere le attività di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale tra le operazioni per le quali gli avvocati hanno l’esclusiva.Parallelamente potrebbe sorgere il ruolo di un avvocato specialista e, nel campo dell’acquisizione delle competenze, si sta vagliando la possibilità di introdurre l’obbligo della formazione continua. Inoltre, gli avvocati hanno chiesto altresì il ripristino del divieto del patto di quota-lite. Infine, onde evitare presenze massicce negli Albi di professionisti che non esercitano, la riforma potrebbe prevedere l’obbligo di esercizio attivo, continuativo, abituale e prevalente per quel che concerne gli introiti reddituali.
L’auspicio del Cnf – In merito quindi all’iter parlamentare della riforma, la speranza del Consiglio nazionale forense è che anche alla Camera, come al Senato, prevalga il desiderio di innovazione e crescita della professione. In ragione di ciò, il Consiglio si augura che “la riforma possa essere approvata in tempi brevi con il concorso di tutte le forze politiche, così come è accaduto a palazzo Madama, convinto che il diritto di difesa dei cittadini affidato agli avvocati dalla Costituzione richieda un’avvocatura qualificata, specializzata e deontologicamente ineccepibile”.