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Il parere del Cup - In questi giorni, dopo una lunga pausa iniziata a maggio, il tema della riforma delle professioni non regolamentate è tornato in auge. A tirare in ballo possibili problematiche è stato il presidente del Comitato unitario delle professioni, Marina Calderone, già leader dei consulenti del lavoro. Secondo la Calderone, è opportuno fare attenzione ai termini e ai contenuti del nuovo decreto che andrà a mettere ordine tra quelle categorie professionali che non sono riunite in Albi e collegi. “Non possiamo avallare iniziative che creino Ordini di serie B, che creino cioè scorciatoie per l'esercizio di attività ricadenti nell'ambito delle competenze di ordinamenti professionali – ha spiegato il presidente del Comitato unitario delle professioni - Nessuno vuole impedire a tributaristi, mediatori familiari e altri di svolgere attività non riservate, ma non si può certo pensare che dove esiste un ordinamento si possa avere una qualificazione di altro genere riconosciuta dallo Stato! D'altronde, la Cass. a SS.UU. penali ha sancito che una attività non riservata si può svolgere sì liberamente, ma avendo cura di specificare in ogni circostanza di non essere iscritto ad alcun albo professionale laddove l'attività sia caratteristica di una professione”.
Non regolamentate e riforma – L’allarme del presidente del Cup s’inserisce in un periodo di accurate discussioni inerenti proprio il decreto che andrebbe a riformare le non regolamentate. Come s’è accennato, il Senato ha ripreso il dibattito in merito a un decreto che possa porre una sorta di regolamento tra le professioni non ordinistiche. La Commissione Bilancio, dove il testo stanziava da mesi, ha dato il proprio nulla osta; al momento si attende la decisione della Commissione Industria, commercio e turismo. Il parere è che sul versante del Senato tutto dovrebbe filare liscio come l’olio.
I punti essenziali del regolamento - Il regolamento, lungi dal riformare tali professioni alla stregua di quelle ordinistiche, intende sancire in maniera incontrovertibile un impianto deontologico e operativo a tutela soprattutto degli utenti che si rivolgono quotidianamente a queste categorie professionali. Nei giorni scorsi abbiamo potuto prendere visione delle tematiche generali che il decreto svilupperà. In primo luogo, con l’intento di mettere ordine tra le professioni non organizzate in ordini e collegi, il decreto propone una sorta di definizione delle stesse, dichiarando che possono definirsi tali quelle professioni non regolamentate che svolgono un’attività economica, organizzata e non, che offre servizi od opere abitualmente e prevalentemente mediante o con il concorso di lavoro intellettuale. Non fanno parte di questo genere di attività quelle che per legge sono appannaggio dei professionisti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 c.c., o quelle proprie dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio regolamentati da apposite normative. Alle professioni non regolamentate, pur non riconoscendo un vero e proprio Albo di appartenenza, il decreto concederebbe la possibilità di riunirsi in associazioni professionali o altre forme aggregative che sorgerebbero al solo fine di valorizzare e promuovere l’operato dei professionisti membri e che, pur essendo per natura private e volontaristiche, devono rispettare determinate regole deontologiche e riferirsi al Ministero dello Sviluppo economico.