14 luglio 2015

Riforma TUB. I commercialisti dovranno aiutare dall’interno

Sui nuovi confidi la parola a Fabio Garini, amministratore delegato Interfidicom.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I commercialisti e la riforma - Si aspetta molto dai commercialisti Fabio Garini, amministratore delegato Interfidicom. Queste aspettative nei confronti della categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sono state espresse dal numero uno di Confidi nazionale nell’ambito di una conversazione ai microfoni di fiscal.focus.info sulla riforma del Titolo V, inerente al Testo unico bancario.

“I dottori commercialisti e i professionisti possono svolgere un ruolo di primaria importanza agevolando l’ingresso e la conoscenza del nuovo Testo Unico Bancario presso tutti i loro clienti e, direi ancor più, effettuando un’azione di vigilanza su quella che è l’opportunità sui Confidi”.

Le novità - Questa riforma del sistema dei confidi andrebbe a creare dei vantaggi non solo per i singoli soggetti beneficiari della nuova normativa, ma anche per il sistema finanziario nel suo complesso incrementandone l’efficienza soprattutto nel settore dei confidi. Le ragioni di un tale auspicio positivo risiedono nel fatto che con questo intervento di riforma sparirà dal sistema il processo di duplicazione di alcuni adempimenti, verranno razionalizzate determinate funzioni e i costi risulteranno più leggeri.

La riforma, secondo Garini, è pertanto “una vera a propria rivoluzione che raddoppia la soglia per la distensione tra confidi maggiore vigilato da Banca d’Italia e confidi minore non vigilato da Banca d’Italia da 75 a 150 milioni di euro. Annulla totalmente l’elenco ex art. 107 del confidi maggiore precedente e invece inserisce un nuovo Albo unico degli intermediari finanziari con una vigilanza rafforzata da Banca d’Italia, che può arrivare anche a delle forme invasive di controllo, fino ad arrivare anche al commissariamento. Questo dovrebbe permettere di avere una maggior ponderazione della garanzia del confidi vigilato e quindi agevolare ulteriormente l’accesso al credito da parte delle PMI”.

Dunque, le attese in merito a una siffatta riforma sono tutte riposte sul risultato finale coincidente con lo sblocco della stretta creditizia, con annesso un conseguente accesso al credito più agevolato per le piccole e medie realtà imprenditoriali del nostro Paese.

“In tutto questo, - continua il numero uno di Interfidicom – si inseriscono poi i nuovi ambiti di operatività del confidi che può entrare sull’erogazione di finanziamenti anche sotto forma della garanzia diretta (mondo tradizionalmente abbandonato dall’assicurazione delle banche), delle garanzie sui contratti, delle garanzie sulle cauzioni, delle garanzie immobiliari. Oppure sugli strumenti alternativi al debito bancario, quali possono essere le garanzie sulle cambiali finanziarie o sul minibond, la cui riforma è stata recentemente introdotta da meno di due anni, ma che non hanno avuto ancora un’efficacia sul mercato”.

Palla ai commercialisti -
Alla luce di quanto illustrato da Fabio Garini, la riforma porterà al decisivo superamento dei vecchi confidi, che in definitiva “non avranno più ragione d’esistere. Noi chiediamo all’Ordine dei dottori commercialisti di aiutarci dall’interno in quest’opera di vigilanza e di nuova regolamentazione per una nobilitazione del nostro mercato”.

La palla a questo punto passa ai commercialisti, che dovranno recepire la riforma inserendosi in questo nuovo quadro che mira all’efficacia e all’alleggerimento dei vecchi sistemi.

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