Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Un nuovo rapporto - Tregua, è il semplice e accorato appello che il Sindacato italiano dei Commercialisti chiede all’ente incaricato della riscossione. Una tregua che possa far prendere respiro a contribuenti e imprese, seguendo allo stesso tempo l’evidente volontà che negli ultimi giorni ha espresso persino la sede legislativa. Una tregua e un atteggiamento più distensivo, in questi termini si delinea l’istanza dei giorni scorsi, diffusa dalla sigla sindacale con la firma del vicepresidente Ernesta Cambiotti. Equitalia è chiamata quindi a prendere atto non solo dei cambiamenti che stanno avvenendo dal punto di vista governativo, quanto anche della disperazione e dello sconforto che si sono disseminati tra i contribuenti, spesso portando questi ultimi a gesti estremi per sé e per gli altri. Il parere dell’associazione di categoria è che da un mutato atteggiamento, più distensivo, possa avere origine un rapporto rinnovato.
La risoluzione della Camera - La vicepresidente Cambiotti, in riferimento proprio alla necessità di cambiare che il SiC riconosce a Equitalia, ricorda che lo scorso 22 maggio è stata approvata in forma unanime dalla Commissione Finanze di Montecitorio una risoluzione che investe la squadra esecutiva del compito di redigere nuove norme sulla riscossione dei tributi e su Equitalia. Decisione, questa, presa sulla scia delle difficoltà che stanno incontrando i contribuenti, intesi sia come nuclei familiari che come imprese. La risoluzione vuole quindi tratteggiare e rinnovare non solo l’impianto normativo, quanto anche il ruolo, le funzioni e l’atteggiamento dell’ente incaricato della riscossione. “Si parla di ampliamento del numero delle rate concedibili, nonché dell’aumento del numero delle rate non pagate che portano alla decadenza della rateizzazione; dell’esclusione del pignoramento della prima casa qualora costituisca l’unico bene patrimoniale del debitore; della pignorabilità solo su un quinto dei beni utilizzati per l’attività imprenditoriale e professionale; della sospensione di sei mesi per il pagamento delle rate per il debitore in difficoltà; della riduzione dell’aggio e degli interessi di mora, dell’eliminazione di ogni forma di anatocismo, della limitazione del solve et repete (pagamento anticipato del terzo dell’importo contestato, in caso di ricorso)”, spiega Ernesta Cambiotti.
Cosa fa Equitalia intanto? – Ebbene, se da un lato in Parlamento si interrogano sul gravoso rapporto Fisco-Equitalia-contribuenti, dal versante dell’ente riscossore non sembrano però essere emerse molte novità. Il SiC infatti osserva che l’attenzione dei deputati della Commissione Finanze non è stata ripagata da un analogo atteggiamento da parte di Equitalia, che invece ha continuato a fare i propri accertamenti coi metodi di sempre, nella totale indifferenza di quanto messo in evidenza sia dalla sede legislativa che dai cittadini-contribuenti. “Noi chiediamo una ‘tregua’, in attesa di un’azione risolutiva del governo che assicuri un rapporto fisco e cittadino più sereno e rispettoso, consci delle difficoltà oggettive economico-finanziarie e in considerazione del periodo già pieno di impegni per gli studi professionali”, conclude quindi il SiC.