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Il rinnovo del Cndcec - La nuova campagna elettorale in seno al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è lì per avere inizio; contrariamente a quanto avvenuto in precedenza però le sigle sindacali hanno deciso di scendere in campo per vigilare che tutto prosegua nella piena tutela degli interessi degli iscritti. A prender parola negli ultimi giorni è stato il SiC guidato da Stefano Sfrappa, che ha posto quelle che possono esser definite alla stregua di “clausole” di candidabilità.
Le elezioni politiche - Oltre alla questione che riguarda meramente la categoria, il Sindacato italiano Commercialisti ha voluto estendere gli orizzonti ponendo delle linee guida anche in merito alle elezioni politiche. L’invito della sigla è rivolto a quanti, iscritti alla categoria, abbiano intenzione di candidarsi con qualsiasi formazione politica. “Invitiamo tutti i Colleghi d’Italia (meglio se giovani) – spiega il SiC - a valutare la propria candidatura con qualsiasi formazione politica (“porcellum” permettendo!) perché c’è bisogno anche del contributo del commercialista per dare un impulso alla crescita economica e civile del paese, forti del profilo giuridico/aziendalistico posseduto nonché per rappresentare direttamente l’importanza sociale della Categoria nei più alti luoghi deputati”.
Lo sguardo alla categoria - Ritornando poi al versante della categoria, quindi alle competizioni elettorali previste per il prossimo 20 febbraio, il SiC apprezza la scelta del Ministero della Giustizia, ma pone l’accento sulla necessità che non si ripeta quanto avvenuto a ottobre. “Ora vorremmo capitalizzare – scrive il sindacato in una nota - richiedendo ai nuovi candidati un alto profilo, specchiato ed improntato all’etica, al decoro ed al rispetto per la Categoria prima ancora che il D.Lgs 139/2005 venga riformato”.
Le “clausole” – Come abbiamo accennato, dunque, la sigla sindacale ha inteso porre dei requisiti che ritiene debbano essere in possesso di quanti abbiano desiderio, voglia e coraggio di competere per dare un contributo alla costituzione della nuova governance del Consiglio nazionale. In prima battuta, il SiC chiede che i nuovi candidati non debbano avere alle spalle due mandati consecutivi, ciò indipendentemente dal regime di transizione che ha avuto origine nel 2008. Allo stesso tempo la candidatura dovrebbe essere preclusa a quanti siano oggetto di un procedimento penale a proprio carico o abbiano riportato condanne penali definitive o meno. “Siamo ‘garantisti’ con tutti e ovviamente anche con i nostri Colleghi che spesso vengono coinvolti in vicende giudiziarie dalle quali risultano spesso estranei nei diversi gradi di giudizio. Tuttavia è soltanto su un piano di opportunità che si ritiene di evitare la candidatura al governo della Categoria qualora esista un problema di natura penale, anche se soltanto ipotizzato. Sono questi requisiti non richiesti dall’attuale D.Lgs 139 citato ma che riteniamo di raccomandare ai candidati a livello di ‘moral suasion’ che riteniamo necessari per recuperare quella credibilità della Categoria che la recente vicenda elettorale ed il conseguente Commissariamento hanno reso ‘opaca’”, conclude la nota del SiC.
Spending review di categoria – In aggiunta alle anzidette richieste, il sindacato si fa anche promotore di quella che oggi più che mai appare come un’improcrastinabile esigenza, ossia la riduzione dei costi politici e di gestione del Consiglio nazionale. I punti sui quali lavorare sono due e il SiC li individua in: “1. ridurre il compenso per i componenti del Consiglio Nazionale al 50% rispetto al livello attuale con congrua riduzione della quota che il Consiglio Nazionale chiede agli Ordini locali; 2. sottoporre all’approvazione dell’Assemblea dei Presidenti il bilancio preventivo e consuntivo del Consiglio Nazionale”. L’auspicio è, in conclusione, quello di ripristinare una governance corretta e trasparente che abbia rispetto degli iscritti e li tuteli, solo così infatti il SiC ritiene che la categoria possa “volare alto” e crescere.