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Con la pubblicazione del Quaderno “Normativa societaria e opportunità tra finanza e sostenibilità – Società Benefit”, il Consiglio e la Fondazione nazionali dei commercialisti aggiungono un nuovo tassello a un percorso di approfondimento dedicato al rapporto tra governance, finanza d’impresa e sostenibilità.
Il documento, realizzato dalla Commissione “Governance e finanza” presieduta da Paolo Vernero nell’ambito dell’area “Sviluppo sostenibile”, propone una lettura ordinata e concreta di un tema che sta assumendo un rilievo crescente nell’attività professionale: il ruolo delle Società Benefit nel quadro normativo e nei processi di trasformazione delle imprese.
Il punto di partenza è chiaro: la Società Benefit non rappresenta un nuovo tipo societario, ma una qualifica giuridica che può essere assunta da società di persone o di capitali, integrando nello statuto, accanto allo scopo lucrativo, una o più finalità di beneficio comune.
È questo il tratto distintivo del modello: il superamento della tradizionale contrapposizione tra profitto e impatto, attraverso una logica di integrazione tra redditività, responsabilità e generazione di valore condiviso. Introdotte in Italia con la legge 208/2015, le Società Benefit rappresentano oggi una delle espressioni più evolute di un’impresa orientata agli stakeholder e alla sostenibilità di lungo periodo.
Il Quaderno evidenzia come l’evoluzione delle Società Benefit si collochi all’interno di uno scenario più ampio, segnato dalla crescente centralità dei fattori ESG, dalla diffusione di obblighi e standard di rendicontazione e da una diversa attenzione alla qualità della governance.
In questo senso, la Società Benefit anticipa e, per certi aspetti, intercetta molte delle istanze oggi presenti nella disciplina europea della sostenibilità: dalla trasparenza sugli impatti alla misurabilità delle performance non finanziarie, fino alla necessità di rendere conto di rischi, opportunità e modelli di gestione.
Uno dei profili più interessanti affrontati nel documento riguarda la convergenza tra disciplina delle Società Benefit e obblighi di reporting di sostenibilità.
Pur non creando uno status giuridico analogo, la Corporate Sustainability Reporting Directive spinge le imprese a valutare e rendicontare impatti, rischi e opportunità legati alla sostenibilità, inclusi gli aspetti di governance. Per le Società Benefit, questo raccordo è particolarmente naturale: la Relazione di impatto, obbligatoria per legge, non è soltanto un adempimento formale, ma uno strumento di accountability che consente di illustrare in che modo l’impresa persegua concretamente il proprio duplice scopo.
È sul terreno della governance che il Quaderno offre alcuni degli spunti più rilevanti per i professionisti.
Nelle Società Benefit, infatti, l’organo amministrativo è chiamato a bilanciare gli interessi dei soci con il perseguimento del beneficio comune e con le istanze degli altri stakeholder. A ciò si aggiunge la necessità di individuare un Responsabile dell’impatto e di strutturare assetti organizzativi, amministrativi e di controllo coerenti con gli obiettivi dichiarati.
La sostenibilità, quindi, non resta confinata sul piano valoriale o reputazionale, ma entra pienamente nel perimetro della governance e dei processi decisionali.
Il documento richiama anche le possibili connessioni con il d.lgs. 231/2001, sottolineando come le finalità di beneficio comune possano dialogare con i modelli di organizzazione e gestione, rafforzando i presidi di prevenzione e la cultura aziendale della legalità.
Si tratta di un passaggio particolarmente significativo, perché conferma che il paradigma benefit non può essere letto solo in chiave comunicativa o di posizionamento, ma come possibile evoluzione dell’architettura organizzativa dell’impresa.
Non meno importante è il focus dedicato alle opportunità finanziarie. Il Quaderno evidenzia infatti come il modello benefit possa rafforzare il dialogo con banche, investitori e stakeholder finanziari, soprattutto in un contesto in cui la valutazione dei profili ESG è sempre più integrata nelle decisioni di credito e investimento.
In questa prospettiva, la Società Benefit può diventare un fattore distintivo non tanto per effetti fiscali immediati, quanto per la capacità di consolidare reputazione, attrattività e accesso a forme di finanza coerenti con obiettivi di sviluppo sostenibile.
Per i commercialisti, il messaggio è chiaro. Le Società Benefit non rappresentano solo una nicchia specialistica o un nuovo ambito di compliance, ma un terreno sul quale si ridefinisce il ruolo stesso del professionista.
Dalla fase di costituzione o trasformazione societaria alla definizione del beneficio comune, dalla redazione della Relazione di impatto all’integrazione tra bilancio, reporting ESG e modelli organizzativi, il commercialista emerge come consulente strategico chiamato ad accompagnare le imprese in un percorso di evoluzione del proprio modello di business.
In definitiva, il Quaderno propone una chiave di lettura molto attuale: la sostenibilità non come vincolo esterno, ma come elemento strutturale della competitività.
In questo quadro, la Società Benefit si presenta come uno strumento capace di tradurre tale impostazione in una forma organizzativa riconoscibile, misurabile e governabile. Per i professionisti, comprenderne logiche, opportunità e implicazioni operative significa presidiare uno degli snodi più interessanti dell’evoluzione dell’impresa contemporanea.