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L’allarme - Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili lancia un nuovo allarme in merito alle difficoltà dei propri iscritti. Nello specifico, il focus posto ieri riguarda quei trentacinquemila ragionieri ai quali è stata negata la possibilità di iscriversi agli Organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento. A illustrare la situazione incresciosa nella quale la categoria è stata costretta a trovarsi, sono intervenuti i Consiglieri nazionali della categoria delegati alla materia, Felice Ruscetta e Maria Rachele Vigani. I due rappresentanti del Consiglio nazionale hanno spiegato che “tra i requisiti per l’iscrizione al registro degli organismi costituiti da parte di enti pubblici, deputati alla gestione della crisi da sovraindebitamento, indicati nel dm pubblicato lo scorso 27 gennaio c’è il possesso di laurea magistrale, o di titolo di studio equipollente, in materie economiche o giuridiche. Si tratta di una norma che, ci auguriamo involontariamente, taglia fuori automaticamente le decine di migliaia di ragionieri iscritti agli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, privi sì di laurea quinquennale, ma di certo non di una specifica e ampiamente riconosciuta formazione per una simile attività professionale”.
Situazione contraddittoria – A parere dei consiglieri Ruscetta e Vigani, la situazione che si sta prospettando è connotata da caratteri contraddittori e paradossali, in quanto “le disposizioni transitorie dello stesso dm, stabiliscono che per i tre anni successivi alla sua entrata in vigore, i professionisti appartenenti agli ordini professionali dei notai, degli avvocati e dei commercialisti sono esentati dall’attività di formazione obbligatoria, purché documentino di essere stati nominati, in almeno quattro procedure, curatori fallimentari, commissari giudiziali, delegati alle operazioni di vendita nelle procedure esecutive immobiliari ovvero per svolgere i compiti e le funzioni dell'organismo o del liquidatore. Si tratta di incarichi per i quali i ragionieri hanno l’abilitazione. Il dm, dunque, si contraddice palesemente, dal momento che, nelle norme transitorie considera abilitati alla funzione di compositore delle crisi quegli stessi ragionieri che di fatto esclude nel momento in cui fissa i requisiti”.
Le prospettive – Detto questo, per i commercialisti la strada da seguire è una sola e si risolve nel dispiegamento delle ambiguità in seno all’attuale normativa. L’augurio della categoria è che, messa da parte questa impasse che non fa bene né ai ragionieri né tantomeno alla collettività, si possa partire in maniera immediata con il Registro. “Il dm pubblicato il 27 gennaio, è giunto con tre anni di ritardo rispetto alla data prevista per la sua emanazione. Ci auguriamo che il Ministero della Giustizia ponga ora al più presto in essere le condizioni perché al Registro ci si possa iscrivere in tempi rapidi e certi, definendo le procedure per accedervi. Come Consiglio nazionale dei commercialisti, siamo già al lavoro, con l’ausilio della nostra Fondazione Adr commercialisti, per fornire ai nostri iscritti istruzioni e linee guida sulla gestione concreta dei casi di sovraindebitamento. L’interesse che riscontriamo tra i colleghi sul tema è altissimo”, concludono i consiglieri delegati nazionali, Ruscetta e Vigani.