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Il no dell’Adepp - Ancora maretta nel difficile rapporto tra il governo Monti e il mondo delle professioni. Dopo l’Avvocatura, colpita dalle condizioni serrate del ministro Severino, tocca agli enti privati di previdenza riuniti sotto le insegne dell’Adepp. Il punto della questione è che tali istituti di previdenza non hanno alcuna intenzione di accettare le disposizioni esecutive in merito alla spending review, pertanto è risultato inevitabile il ricorso alla Corte di Giustizia europea presentando la richiesta di una delibera circa la non applicabilità delle suddette normative in materia di risparmio della spesa. Inoltre, a prescindere dall’iter che intraprenderà il ricorso, il presidente dell’Adepp, Andrea Camporese, ha chiesto un incontro col presidente del Consiglio, Mario Monti, per intavolare un discorso costruttivo sui criteri di crescita e sviluppo del’Italia.
Le misure della spending review – Le disposizioni che hanno insoddisfatto le casse e che il governo ha varato tramite il decreto sulla spending review sono quelle inerenti la contrazione al 5% per l’anno in corso e del 10% per il prossimo delle spese per consumi intermedi. Siffatta riduzione riguarderà tutti gli enti presenti nell’elenco Istat delle amministrazioni che fanno parte del conto economico consolidato. Pertanto gli enti di previdenza privati a cui fanno riferimento le categorie professionali fanno parte del pacchetto di amministrazioni soggette alle citate norme. Cosa sono le spese per consumi intermedi? Ebbene, si tratta dei costi che gli enti devono fronteggiare per quel che concerne le spese telefoniche, i consumi energetici, le consulenze esterne e le varie spese amministrative. “La spending review – ha spiegato il leader dell’Adepp, Andrea Camporese – non solo è di difficile e dubbia applicabilità nel nostro sistema, ma va contro il principio di autonomia stabilito con le leggi dello Stato”. L’associazione degli enti previdenziali privati è convinta che sia giusta e opportuna una strategia volta al risparmio e al contenimento degli sprechi, a patto però che questa non contempli alcun versamento forzoso. “Noi non costiamo un euro allo Stato in quanto privati – ha continuato – facciamo fronte a una richiesta di welfare sempre più pressante a causa della crisi facendo affidamento solo sulle nostre forze, ci viene chiesta la sostenibilità a 50 anni e lo faremo. Non capisco perché si continui a inserirci in provvedimenti che riguardano solo la pubblica amministrazione alimentando la confusione tra natura pubblica e natura privata degli enti”.
Altre questioni - Inoltre, il disagio dell’Adepp si sofferma anche sulla questione della doppia tassazione e sull’aumento al 20% dell’aliquota sulla tassazione delle rendite finanziarie, disposizioni alle quali l’associazione ha deciso altresì di opporsi. Ancora una volta il presidente Camporese tuona sul tema. Egli ritiene infatti che il nostro Paese sia l’unico, all’interno della cerchia Ue, che abbia deciso ponderatamente di appesantire gli enti privati di previdenza imponendo un “doppio balzello che tocca sia la pensione erogata sia i rendimenti dei patrimoni accantonati dagli enti”. Oltre a ciò la suddetta maggiorazione al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie per gli istituti privati di previdenza diventerebbe una spesa annuale che oscilla tra i 60 e i 70 milioni di euro.