15 novembre 2011

Stabilità e professionisti: necessario vederci chiaro

Approvata la finanziaria 2012 con relativo malcontento dei professionisti. Marina Calderoni (Cup) prende posizione in merito alle attese del Governo tecnico, in accordo anche Confprofessioni.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I dubbi delle professioni - I professionisti non sono d’accordo. Non accettano alcune tra le misure previste dall’appena approvata legge di stabilità. A farsi portavoce del malcontento diffusosi tra gli ordini professionali è Marina Calderone, al suo terzo mandato alla presidenza dei Consulenti del lavoro nonché leader del Comitato unitario delle professioni. Il parere condiviso è che la finanziaria per il 2012 potrebbe in qualche modo nullificare alcune tra le disposizioni proposte dalle manovre estive.

Liberalizzazioni e società professionali – La questione delle liberalizzazioni è la più annosa e, in un certo senso, banalizzata da parte dei provvedimenti dell’Esecutivo. Il problema di fondo è la prospettiva errata dalla quale qualsiasi tipo di normativa si è approcciata alla questione. “C’è un problema di eccesso e non di accesso”, spiega la Calderone. Da tempo le categorie professionali presiedute dal capo dei Consulenti del lavoro hanno chiesto una riforma dal carattere strutturale per quel che riguarda le stesse professioni, le risposte ricevute però non sono risultate adeguate alle esigenze esposte. “È ripreso il tam tam mediatico sulla necessità di riformare le professioni per consentire ai giovani di potervi accedere e via dicendo – ha dichiarato il presidente del Cup - Credo, in tutta franchezza, che ognuno dei 2.100.000 professionisti italiani, possa recitare a memoria un rosario costellato di luoghi comuni e di convinzioni sbagliate che sono facilmente confutabili solo andando ad esaminare i dati reali più volte diffusi dalle singole categorie”. Ebbene, le riforme richieste dalle diverse associazioni professionali proponevano problemi reali quali i giovani professionisti e lo sviluppo dei servizi al cittadino, problemi rimasti in larga misura irrisolti. L’indignazione di Marina Calderone e dei professionisti da lei rappresentati risiede nel pregiudizio che indica la loro fascia di categoria come “privilegiata” e di “casta”, ma a ben vedere si tratta di uno stereotipo da superare. “Sono testimone e portavoce - afferma il leader del Cup - di una categoria di lavoratori che, ogni giorno, lavora e studia per dare risposte ai bisogni della gente, spesso sostituendosi e assumendo funzioni che lo Stato non è più in grado di coprire. Da professionista, da tecnico vero, ho la speranza che il nuovo Governo affronti il tema delle liberalizzazioni senza preconcetti ideologici ma ascoltando le categorie e leggendo i dati che siamo pronti a fornire”. In merito alle società di capitali, il diniego dei professionisti è non meno accorato. Il Cup, tramite il proprio presidente, rende noto di trovare opinabile il permesso concesso ai soci di capitale di amministrare la società detenendo, inoltre, una quota maggioritaria dello stesso capitale. “Se la scelta era quella di consentire l'ingresso in massa dei capitali nel circuito professionale – si chiede la Calderone - allora perché prevedere una nuova ‘società tra professionisti’ che poi altro non è che una comunissima società di capitali?”.

I professionisti e il Governo tecnico – L’evidenza della situazione politica e governativa che l’Italia sta vivendo ha sicuramente colpito anche le categorie professionali, pertanto la Calderone a ben apprezzato l’istaurazione di un Esecutivo dal taglio tecnico, a patto che questo tuteli le competenze e l’indipendenza delle professioni. La contropartita sarebbe un “apporto disinteressato” che gli stessi professionisti garantirebbero allo Stato. Di un parere del tutto speculare a quello della Calderoni è quanto espresso dal leader di Confprofessioni, Gaetano Stella. “I liberi professionisti hanno pagato un contributo durissimo alla crisi economica e all’incertezza politica – spiega il presidente Stella - Al di là del crollo dei fatturati negli studi, ci preoccupa il declino delle prestazioni professionali. Gli ultimi interventi del governo sul fronte delle società tra professionisti, per esempio, rischiano di assoggettare il lavoro intellettuale a logiche di capitale e di profitto che nulla hanno a che fare, per esempio, con la salute e con la sicurezza dei cittadini o con la tutela dell’ambiente e del territorio. Siamo consapevoli che il sistema delle professioni – conclude il capo di Confprofessioni - ha urgente bisogno di radicali trasformazioni per assecondare la crescita del Paese. I professionisti sono pronti al confronto, ma senza pregiudizi”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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