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Lo Statuto ‘globale’ - Qualche giorno fa tre associazioni internazionali, l’Associazione dei consulenti fiscali di Asia e Oceania (AOTCA), la Confederazione fiscale Europea (CFE) e l’Associazione dei consulenti in gestioni patrimoniali e trust (STEP), hanno portato avanti un lavoro coordinato con l’obiettivo di sviluppare un modello di “Statuto del Contribuente” che possa trovare attuazione a livello mondiale. Le tre associazioni hanno pertanto elaborato un documento di valutazione complessiva dei diversi codici di diritti e doveri tra Fisco e contribuenti in vigore in ben trentasette Paesi. Nei prossimi mesi la proposta finale verrà inoltrata ai ministri delle Finanze dei suddetti Stati che comprendono che comprendono territori europei ed extraeuropei, congiuntamente i documenti verranno esposti altresì alle istituzioni comunitarie e rappresentative quali l’Ocse, il Fmi e la Banca mondiale.
Il modello italiano – Da un’analisi preliminare della proposta elaborata, emerge che la struttura logico-concettuale del documento segue quella dello Statuto del Contribuente, poiché quest’ultimo ha un contenuto più vasto rispetto agli altri testi esaminati e va oltre “i meri obblighi posti in capo ai funzionari in fase di verifica fiscale”.
La posizione dei commercialisti – A questo punto, alla luce soprattutto della materia che sta tanto a cuore ai dottori commercialisti e agli esperti contabili italiani, è stato inevitabile l’intervento delle associazioni di categoria sul caso; le associazione hanno chiesto contestualmente maggiore attenzione allo Statuto in vigore. A prendere la parola in maniera congiunta sono state l’Associazione nazionale commercialisti, presieduta da Marco Cuchel, e la Fondazione Commercialistitaliani, guidata da Michele Cinini. Le due sigle sindacali hanno accolto con plauso la scelta compiuta dalle tre associazioni internazionali di operatori e professionisti economici di procedere nell’elaborazione di un testo unico facendo maggiormente riferimento allo Statuto italiano. Motivo di una simile soddisfazione risiede nella consapevolezza che la Legge del 27 luglio 2000 n. 212, ossia lo Statuto del Contribuente, “costituisce un avanzatissimo esempio di corpus di norme a garanzia dei cittadini e a difesa della certezza del diritto”.
L’orgoglio e la rabbia – L’Anc e la F.CI. hanno altresì espresso il rispettivo orgoglio di vedere utilizzato uno Statuto alla stregua di una pietra miliare nel campo dei rapporti tra l’Amministrazione Finanziaria e i cittadini/contribuenti. Allo stesso tempo, però, le due sigle sindacali non intendono tacere sulle ingiustizie perpetrate nel nostro Paese e derivanti da un sostanziale calpestamento della stessa Legge n. 212/2000. “Purtroppo, non riusciamo a gioire più di tanto di questo primato, se consideriamo come e quanto lo Statuto del Contribuente in Italia sia inesorabilmente disatteso, se non calpestato, nei suoi sacrosanti principi – dichiarano le due associazioni - Sarebbe forse il momento, prima che lo Statuto del Contribuente, nella sua forma internazionalmente riconosciuta, veda la luce, di restituire alla legge 212 del 2000 la sua dignità e, anzi, di farla salire di grado, elevandola finalmente a norma di rango costituzionale, considerando anche le diverse proposte di legge che in tal senso giacciono in Parlamento”. Le due sigle pertanto non intendono soprassedere sulla gravosa questione, chiedendo una maggiore attenzione anche da parte delle istituzioni normativamente chiamate a vigilare affinché non si verifichino incongruenze tra quanto scritto sullo Statuto e quanto effettivamente messo in atto. “Proprio rispetto a tale opportunità, l’Associazione Nazionale Commercialisti e la Fondazione Commercialistitaliani da tempo sostengono l’esigenza dell’elevazione a norma di rango costituzionale della legge 212, la prima già in sede di audizione presso la Commissione Finanze del Senato del 18 luglio 2007, sul tema dei rapporti Fisco-Contribuente e sull’attuazione dello Statuto del Contribuente, la seconda in occasione dell’audizione dell’8 novembre 2011, sempre presso la Commissione Finanze del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale”, concludono l’Anc e la F.CI.