22 ottobre 2014

Terziario. Cndcec dà spunti per riforma

Presentata al Welfare proposta sul riordino complessivo del sistema normativo
Autore: Redazione Fiscal Focus

La proposta dei commercialisti - In riferimento al disegno di legge sulla Riforma del Terzo settore, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nella persona del consigliere nazionale con delega al No profit Sandro Santi, ha presentato al sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, un documento contenente la proposta circa il riordino complessivo del sistema normativo volto a garantire più alti livelli di omogeneità e armonizzazione. La proposta vaglia altresì interventi sui benefici previsti in favore dei soggetti, il tutto in una prospettiva di certezza normativa.

Il punto del CNDCEC – Il Consiglio nazionale sul tema è stato abbastanza chiaro, affidando la propria opinione al delegato Santi, che si è espresso in maniera positiva in merito alla riforma del Terzo settore. “Sarebbe però auspicabile l’utilizzo di linee guida sviluppate in un tavolo tecnico ad hoc rappresentativo delle Istituzioni, degli operatori del settore e dei professionisti interessati, come i commercialisti. Il nostro Consiglio nazionale è disponibile a fornire un contributo alla definizione di queste prassi, che abbiamo del resto già contribuito a sviluppare nel corso degli anni”, ha dichiarato il consigliere nazionale. I punti sui quali si sono soffermati i commercialisti riguardano “l’adozione di un’unica definizione di ente non commerciale ai fini fiscali; la razionalizzazione e la semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità, ai fini delle imposte dirette, delle erogazioni liberali disposte a favore del Terzo settore; la riforma strutturale dell’istituto della destinazione del 5 per mille dell’IRPEF in base alle scelte espresse dai contribuenti; la razionalizzazione delle tax expenditure”. A ciò si aggiunge la consapevolezza che non sono pochi ancora i nodi da sciogliere. Anzi, tra i problemi a cui è necessario trovare una soluzione, il consiglio nazionale annovera le evidenti incoerenze presenti tra le attuali disposizioni e gli adempimenti normativi. Il parere dei commercialisti è che si dovrebbe andare verso la direzione delle norme chiare e trasparenti, attraverso le quali gestire in maniera efficiente le risorse pubbliche e private rese disponibili ai soggetti del Terzo settore. Sul punto, la preoccupazione è giustificata dal fatto che in passato le agevolazioni concesse sono state destinate a scopi differenti rispetto a quelli per i quali erano state ideate. “Considerando che la maggior parte degli enti non profit fruisce di risorse economiche e finanziarie pubbliche o provenienti da liberalità dei privati appare assolutamente ragionevole riflettere sulla possibilità di subordinare l’accesso a tali risorse (per esempio al di sopra di determinate soglie relative alla dimensione dell’ente o delle risorse stesse) alla presenza di una specifica documentazione economico-finanziaria e non finanziaria, prevedendo la nomina di uno o più sindaci e/o revisori in base all’ammontare dei proventi”, scrivono i commercialisti nel documento presentato a Bobba.

Il ruolo dei commercialisti – In sostanza, la categoria guidata da Gerardo Longobardi si è detta particolarmente interessata alla riforma del Terzo settore poiché questa riguarda non poche attività connesse al lavoro degli iscritti. “Dai dati dell’indagine statistica nazionale redatta dalla Fondazione di ricerca del Consiglio nazionale si evince che il 13,4% degli iscritti all’Albo dichiara di occuparsi di ‘Terzo settore’. Sono numeri estremamente significativi che consentono di pensare strategicamente a questo ambito professionale come ad un’area su cui investire con convinzione, soprattutto per le nuove generazioni”, ha concluso Santi.

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