4 dicembre 2012

Una riforma per le non regolamentate

Mentre il Parlamento accelera i tempi, c’è chi dice no alla riforma delle non ordinistiche.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il disegno di legge - L’iter del disegno di legge contenente “Disposizioni sulle professioni non organizzate in ordini o collegi” ha condotto il testo, dopo l’approvazione al Senato, in terza lettura alla Camera. L’auspicio delle associazioni coinvolte è che si proceda presto con la conversione in legge al fine di poter mettere il punto a quello che finora è stato un vero e proprio gap tra le categorie professionali ordinistiche e quelle che un ordine di riferimento non lo hanno. Contrariamente a quanto paventavano i più alti rappresentanti del mondo professionale regolamentato, questa decisione legislativa più che incrementare il divario dando vita a professioni di serie A e professioni di serie B, pone una strada alternativa e più sicura agli utenti mettendo delle regole certe e condivise dove queste erano assenti.

La riforma e le novità - Il comparto di riferimento del suddetto disegno di legge raggruppa figure professionali che operano da decenni nel mercato, ma che finora non avevano alle spalle un sostegno legislativo capace di dare risposte univoche. Da anni i tributaristi, i fotografi, i musico terapeuti, consulenti informatici, osteopati, amministratori di condominio, privacy officer, e altri ancora chiedevano queste regole. Ora finalmente siffatte richieste hanno trovato accoglimento e, con la Legge di Stabilità alle calcagna, vi sono più probabilità che alla Camera procedano in maniera spedita verso la definita approvazione. Con questa riforma, inoltre, va a ridimensionarsi la distanza con le professioni ordinistiche, in quanto si amplia la rosa di possibilità operative messa a disposizione del professionista non regolamentato. Ad esempio, un tributarista potrà decidere se svolgere la propria professione in forma individuale libera o subordinata, così come potrà optare per la richiesta di un accertamento qualitativo (attraverso l'applicazione delle norme Uni o direttamente all'associazione evitando l'intervento di organi terzi). Siffatte novità hanno però generato un certo malcontento tra i regolamentati, evidente soprattutto dalle recenti dichiarazioni di alcuni rappresentanti di categoria che hanno sottolineato l’eventualità di uno scontro ormai improcrastinabile.

I tributaristi - Sul fronte delle non regolamentate tra i primi a prendere la parola è stato il leader dei tributaristi italiani, Roberto Falcone, che ha ribadito l’inesistenza di una qualsiasi confusione. “È il solito argomento pretestuoso. Se il Ddl sarà approvato, il cittadino saprà semplicemente di poter scegliere tra professionisti ordinistici e non ordinistici. Tutto qui. Più chiaro di così”. In aggiunta a ciò, il capo dell’associazione dei tributaristi ha sottolineato che le differenze tra i regolamentati e i non regolamentati sarebbero poche e non sempre in difetto per i secondi. “Loro fanno un esame a inizio carriera, noi ogni tre anni per rinnovare la certificazione. E visto che ora la norma lo prevede, forse anche i professionisti regolamentati dovrebbero pensarci. Un percorso di questo tipo è molto più controllato rispetto a quello classico, seguito dagli iscritti agli ordini”.

Dal Cndcec – A dare una chiara risposta a siffatte posizioni, sottolineando la propria contrarietà a una riforma di questo genere, è stato il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che ha affidato l’espressione del proprio diniego alle parole del consigliere Andrea Bonechi. “Il ddl non va bene per un motivo molto semplice: crea confusione”, ha dichiarato il consigliere Cndcec che è anche delegato del Cup. Il punto, secondo i commercialisti, risiede nella mera definizione di “professionista”. “Essere un professionista significa aver fatto un determinato percorso (università, esame di stato e iscrizione all'Ordine)”, ha quindi sottolineato Bonechi. Pertanto non risulta assoggettabile al comparto professionale un sistema aperto come quello delle non regolamentate, sostanzialmente basato sull’autocertificazione e sull’autoregolamentazione. “Non è accettabile – conclude il consigliere Bonechi - che nell'ambito di attività tipiche di Professioni, sebbene non riservate, possa esserci un accreditamento diverso da quello della abilitazione”.

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