7 novembre 2011

Unagraco: nessuno tocchi i Collegi sindacali

Il leader dell’Unione dei giovani commercialisti si esprime in controtendenza rispetto a quanto disposto dal Cdm con il maxiemendamento in merito ai tagli ai Collegi sindacali. Contrarietà anche dal Consiglio nazionale.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Taglio Collegi sindacali - La tarda serata del due novembre, giorno in cui è stato indetto un Consiglio dei ministri straordinario, da Palazzo Chigi è venuto alla luce, oltre alle altre misure contenute nel maxiemendamento, anche quella relativa alle sforbiciate ai Collegi sindacali. A ben vedere, si tratta di una strategia inserita nel pacchetto di rilancio dello sviluppo economico e riguarda il ridimensionamento delle risorse interne alle relazioni fra professionisti. I tagli andranno a colpire il numero di membri di cui si compongono i Collegi sindacali sia delle Srl, sia delle Spa. Il programma dovrà essere eseguito per entrambe le realtà societarie, ma si applicherà in maniera differente. Per quel che concerne le Spa che abbiano capitale inferiore ai 10.000 sarà previsto un solo controllore; mentre per le Srl i controlli verranno affidati alla scrittura privata. In particolare, qualora una Srl non abbia provveduto alla nomina di un Collegio sindacale, a decorrere dal 1° gennaio del prossimo anno queste società potranno compilare un bilancio seguendo una prassi snellita. Anche i professionisti potranno avvalersi di tale semplificazione, sostituendo le scritture contabili con gli estratti conto bancari laddove vi siano dei pagamenti che possano essere tracciati.

La contrarietà di Unagraco - I giovani commercialisti dell’Unagraco non ci stanno ad un’eventuale approvazione di tale punto del maxiemendamento. E non sono poche le ragioni apportate a motivazione del loro malcontento e disaccordo nei confronti dell’Esecutivo, che ancora una volta sembra aver fatto i conti senza l’oste, ossia senza neanche un minimo d’interpello a quelle categorie che vengono chiamate in causa da disposizioni di questa natura. Il fatto è che viene imposta una soglia di sbarramento al numero di componenti dei Collegi sindacali solo per quelle società che hanno risorse di capitale superiori alla quota di 10.000 euro. Ad affermare a gran voce la propria contrarietà è il presidente dei giovani commercialisti, Raffaele Marcello, il quale si è detto abbastanza insoddisfatto per la piega che ha preso la discussione in merito. “Se questo provvedimento dovesse essere approvato - spiega Marcello - i professionisti perderebbero immediatamente importanti occasioni di lavoro, considerato che l’ambito di azione della norma coinvolge un terzo dei collegi sindacali”.

Incomprensioni – A ben vedere, il malcontento dell’Unione dei giovani dottori commercialisti risiede nel fatto che non si prospetta, secondo loro, un motivo preciso per il quale siano state inserite queste novità nel maxiemendamento, in quanto non si ritiene che possano assurgere a volani di sviluppo economico. Raffaele Marcello ha dichiarato, a tal proposito, che l’apporto del lavoro svolto dai commercialisti è utile, in primis, per le aziende che ne usufruiscono, poiché fungerebbe da ulteriore controllo alle dinamiche contabili interne all’azienda stessa. “Non riusciamo a comprendere quale sia la ratio alla base della norma, visto che i dati dimostrano chiaramente come le aziende sottoposte a seri controlli legali, come quelli svolti dai commercialisti, falliscono in misura minore: il collegio sindacale fa bene alle imprese, pensare di potervi rinunciare, magari per esserne alleviati dai costi, è follia”, ha dichiarato il presidente dell’Unagraco.

L’auspicio – In definitiva, ciò che sta in alto alle aspettative dell’Unagraco è che tutte le associazioni sindacali dei professionisti, nonché il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, prendano in mano una buona volta gli interessi della propria categoria, muovendosi in maniera compatta in contrasto a provvedimenti di questo genere.

Cndcec a Firenze – Anche al convegno svoltosi a Firenze “Funzione pubblica ed efficienza tecnica” i risultati del confronto tra commercialisti hanno condotto ad una sostanziale contrarietà alle scelte di Governo. Il presidente Siciliotti, infatti, sulla medesima scia di Raffaele Marcello, ha fortemente contestato i provvedimenti inseriti nel maxiemendamento, indicandoli come controproducenti per le imprese e per la categoria. “Innanzitutto, riducendo da 3 o 5 ad uno i membri del collegio sindacale, si eliminerebbe il valore aggiunto derivante da scelte collegiali – ha illustrato Claudio Siciliotti - La discussione oggi garantita in seno al collegio sindacale porta ad assumere scelte ponderate cui sarebbe gravissimo rinunciare. In secondo luogo, queste norme comporterebbero una grave limitazione al principio di indipendenza come anche un sacrificio del principio di rappresentanza delle minoranze. Tutto ciò dopo che il collegio sindacale ha garantito in questi anni di profonda crisi economica una maggiore tenuta delle imprese italiane, ergendosi a modello di controllo studiato ed apprezzato anche da molti osservatori internazionali. Il fatto che queste misure potrebbero essere contenute in un provvedimento volto a garantire sviluppo al nostro Paese sarebbe un paradosso inaccettabile".

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