15 novembre 2011

Ungdcec: Collegi sindacali e tutela professionale

L’Unione giovanile dei commercialisti italiani chiede maggiori garanzie allo Stato tramite il Consiglio nazionale, soprattutto per quel che concerne la questione dei Collegi sindacali.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Forum nazionale - Anche i giovani non ci stanno e chiedono tutela. E’ questo il succo del prossimo Forum dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili che si terrà a Roma il prossimo 2 dicembre. Salvo che qualcosa non si muova sul fronte delle disposizioni in merito ai professionisti, il parere diffuso tra i giovani è quello del malcontento che da settimane accomuna quasi tutte le categorie professionali. Entrando nel merito, ciò che ha generato scompiglio tra i commercialisti under 35 è stata l’approvazione di misure proprie della legge di stabilità che vanno a minare l’autonomia goduta finora dalla professione, in particolare per quel che concerne la contrazione dei membri dei collegi sindacali per le Srl e Spa. Pertanto il meeting romano sarà occasione di confronto tra le giovani generazioni che avanzeranno richieste di garanzia al Consiglio nazionale, affinché questi si faccia promotore delle esigenze di categoria.

Le richieste al Cndcec – La pretesa avanzata dalle nuove leve di commercialisti ed esperi contabili al Consiglio nazionale guidato da Siciliotti si identifica in una rosa di tre punti concernenti le attività dei Collegi sindacali. In prima battuta, l’Unione giovanile chiede che ci si batta come categoria ai fini del mantenimento di un vero Collegio sindacale, con i suoi tre o cinque membri e non ridotto ad un solo sindaco. La seconda serie di richieste vertono la materia delle responsabilità dei membri del Collegio, in effetti secondo l’Unione risulta necessario porre dei paletti all’orizzonte di responsabilità sei sindaci, soprattutto nell’eventualità che rimanesse in vigore la disposizione inerente alla presenza di un solo sindaco. Infine, qualora non fosse più concretamente possibile ritornare sui passi percorsi dall’esecutivo e si rimanesse incastrati nella realtà di un unico Sindaco per le società che ne abbiano i requisiti, i giovani commercialisti chiedono un adeguamento delle tariffe retributive in maniera proporzionale all’aggravio delle mansioni che il Sindaco si troverà a dover ricoprire. E non è finita qui, nel senso che anche per la questione delle società tra professionisti, gli under 35 non allentano la presa. Il parere dell’Unione giovanile è che con le disposizioni governative verrebbero immesse nel mercato dei tipi di società professionali finalizzate all’investimento che potrebbero eludere qualsiasi tentativo di controllo e governance. Questo e altro chiedono i giovani al Consiglio nazionale, con la viva speranza che l’organo di categoria possa portare avanti i diritti di tutti all’insegna di quella indipendenza e dei ruoli tradizionali che l’Esecutivo ha voluto spazzar via in una folata di vento.

Il malcontento - L’indignazione dei giovani commercialisti ha il suo punto d’origine nel fatto che sono stati promossi provvedimenti di siffatta natura non per contrarre gli sprechi, ma spostando il peso degli aggravi dalle imprese ai professionisti in linea con la malsana prassi di non cercare soluzioni, ma di limitarsi ad allontanare il problema verso altri lidi. E in questo caso l’approdo prescelto risulta però intaccare i diritti di autonomia e tutela della categoria dei commercialisti. La visione che traspare dalla prospettiva illustrata dai giovani dell’Ungdcec è quella di una sorta di doppiogioco che ha visto gli amministratori del Paese muoversi di sottecchi in un momento particolarmente delicato che, complice la fretta necessaria dovuta alle pressioni europee, ha inevitabilmente portato all’approvazione di misure pessime per la categoria professionale.

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