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Il focus - La giunta dell’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, in vista del prossimo rinnovo dei consigli degli Ordini locali, ha posto un interessante focus sulle debolezze del decreto legislativo 139, ormai da superare, esortando chi di dovere a non nascondersi dietro norme obsolete, ma a muoversi affinché qualcosa davvero cambi all’interno della categoria. Ciò alla luce dello sconcerto destato dall’interpretazione del pronto ordini n. 265/2014 avallata dal Ministero in merito al vincolo al numero consecutivo di mandati.
Il vincolo al numero consecutivo dei mandati - L’Unione si è soffermata, appunto, sul vincolo al numero consecutivo di mandati introdotto nel 2005 e grazie al quale veniva garantita una rotazione negli incarichi istituzionali al fine di incrementare il coinvolgimento degli iscritti nella vita dell'Ordine territoriale di appartenenza. Questo vincolo si rivestì, all’epoca, di un’ulteriore valore coincidente con una vittoria ottenuta su una questione che era divenuta epicentro delle battaglie sindacali condotte dalla categoria già a partire dal 1966. Tra l’altro, insieme al vincolo di età, quello sul numero consecutivo di mandati rappresenta uno dei principi fondanti della governance unionistica. Detto questo, il citato pronto ordini andrebbe a tradire ancora una volta il decreto legislativo 139, che avrà pure le sue faglie, ma non per questo i principi che veicola devono esser calpestati.
Interpretazione debole – Dunque, l’interpretazione affidata al pronto ordini n. 265/2014 appare come un’interpretazione debole e potrebbe generare una situazione analoga a quella presentatasi nel corso delle elezioni del 2012, quando furono gli ordini in scadenza di mandato a eleggere il Consiglio nazionale. Seguendo questa direttiva, tracciata da un’interpretazione che altera lo spirito e le intenzioni originari della norma, anche le elezioni del 2016 potrebbero subirne le influenze negative. “Un’interpretazione che sembra fatta apposta per poter procrastinare, infischiandosene del principio di coinvolgimento e rotazione nella gestione delle istituzioni professionali, gli attuali ‘gruppi di potere’ alla guida delle istituzioni”, scrive la giunta dell’Unione.
Un cambiamento corretto - “A questo punto l'auspicio è che tutti i colleghi sappiano dare il giusto peso al prossimo voto per le elezioni dei consigli degli ordini locali, presentandosi ai seggi per esercitare il loro diritto di voto, sapendo distinguere ciò che è lecito fare a fronte di una discutibile interpretazione normativa rispetto a ciò che è invece opportuno fare in nome di un interesse maggiore, quello di categoria, che almeno in teoria dovrebbe sempre travalicare gli interessi particolari di poltrona”, continuano i consiglieri della sigla sindacale alla quale fanno riferimento i giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. Non v’è dubbio, a parere dell’Unione, che il decreto legislativo 139 vada modificato in quanto ha mostrato in diverse occasioni le proprie incompletezze, frutto di una scrittura frettolosa, e la propria incapacità di seguire l’evoluzione della categoria. Tuttavia, gli eventuali interventi dovranno essere oculati e al passo con le reali esigenze degli iscritti. “Se vogliamo, come vogliamo, essere una Professione di riferimento per istituzioni e società civile dobbiamo dotarci di norme corrette, precise e moderne e non di cavilli autoreferenziali e di interpretazioni che non faranno altro che aumentare ricorsi e commissariamenti. Quindi giù la maschera, senza nascondersi dietro a un pronto ordini e a un laconico placet del Ministero rispetto a un'interpretazione di una norma, scritta male, e che poteva essere interpretata nel senso esattamente contrario. Ci chiediamo, e soprattutto chiediamo al nostro Consiglio Nazionale, quale sia il parere dell'organo politico nonché il parere della commissione deputata alla revisione del 139 al fine di evitare una nuova brutta stagione per la nostra professione”, ha concluso la giunta dell’Unione.