22 luglio 2014

Violazione orario di lavoro. Incostituzionale l’aumento delle sanzioni

L’Ancl ottiene il ricalcolo delle sanzioni sulle violazioni dell’orario di lavoro: restano fuori le sanzioni passate
Autore: Redazione Fiscal Focus

Premessa – Importante vittoria dell’Ancl nella battaglia sostenuta contro l’incremento delle sanzioni per violazione dell’orario di lavoro. La minaccia di class action - annunciata nei giorni scorsi dal sindacato unitario dei consulenti del lavoro - ha evidentemente accelerato il processo di rivisitazione di tali importi; al punto che il Ministero del Lavoro alcuni giorni fa ha indirizzato una circolare alle Direzioni territoriali del lavoro con le indicazioni per ricalcolare appunto le sanzioni sulle violazioni dell'orario di lavoro. A darne notizia è l’Ancl con un comunicato stampa del 18 luglio scorso.

La vicenda –
Il problema, in particolare, riguarda gli aumenti delle sanzioni previste per violazioni delle norme in materia di orario di lavoro, giudicati anticostituzionali dalla Consulta con la sentenza n. 153/2014 del 4 giugno. La Corte Costituzionale, in particolare, ha affermato “che le sanzioni amministrative di cui all’art. 18-bis del d.lgs. n. 66 del 2003 sono più alte di quelle irrogate nel sistema precedente; e, trattandosi di un’operazione di puro confronto aritmetico, non sussistono dubbi interpretativi”. Sorge, quindi, la problematica di quanti - aziende, imprenditori, datori di lavoro - hanno provveduto a pagare le sanzioni, effettuando dunque un pagamento parzialmente non dovuto. A dar manforte a tutti coloro che si sono visti come parte lesa nei confronti della P.A. (istituto competente alla riscossione) è stata l’Ancl, la quale si è attivata con il proprio Ufficio legale per evidenziare che le sanzioni comminate erano effettivamente considerate illegittime e annunciando azioni per il recupero delle somme versate in eccedenza.

Escluse le sanzioni passate – Secondo il sindacato unitario dei consulenti del lavoro, però, si tratta pur sempre di una vittoria parziale. Infatti, il Ministero del Lavoro indica di ricalcolare esclusivamente le sanzioni “in essere”, escludendo di fatto quelle che hanno portato a contenziosi passati in giudicato, a ingiunzioni non opposte e le sanzioni già pagate. Su quest’ultimo punto, quindi, la partita è ancora tutta da disputare considerato che l’Ufficio legale dell’Ancl sta verificando che la determinazione del Ministero sia corretta. “La pronuncia della Corte Costituzionale ha reso illegittima l'applicazione della norma - considera Francesco Longobardi, presidente nazionale Ancl - Chi ha pagato le sanzioni con un importo maggiorato, ha fatto un pagamento indebito e proprio in base alla decisione della Consulta deve poter recuperare quanto versato in più”.

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