5 novembre 2022

I nodi irrisolti del Superbonus

Autore: Paolo Iaccarino
Nonostante i numerosi ostacoli incontrati lungo il suo percorso, il Superbonus è un treno in corsa difficile da arrestare. La detrazione, demonizzata per aver prestato il fianco alle frodi fiscali e favorito la crescita incontrollata dei prezzi del settore, troverà il suo spazio, inaspettato, nella prossima manovra finanziaria. Un’apertura che rischia di non avere effetti pratici.

Chiusa la campagna elettorale, dove tutto era concesso, si è ufficialmente aperta all’interno della maggioranza la discussione rispetto alle possibili modifiche da apportare al Superbonus, questa volta nel segno della sostenibilità. Fra le ipotesi, numerose, una sensibile riduzione dell’incentivo per gli interventi di natura condominiale, che potrebbe passare dal 110 per cento al 90 per cento, e l’inaspettata proroga della detrazione per gli interventi eseguiti sugli edifici unifamiliari, ma limitata in base all’effettiva destinazione dell’unità immobiliare e al reddito del nucleo familiare. Si ipotizza l’estensione del periodo di vigenza per le sole prime case detenute da soggetti che abbiano un reddito sufficientemente contenuto secondo l’applicazione di un quoziente familiare ideato per l’occasione.

Partiamo dall’immediato. Si tratta dell’ennesimo annuncio al quale seguirà l’ennesima modifica legislativa. Nel mezzo un insopportabile senso di incertezza. Le modifiche ipotizzate, concesse in pasto alla stampa, soprattutto a quella non specializzata, hanno già alimentato la corsa degli aspiranti beneficiari all’avvio degli interventi dell’ultimo minuto, come accadde lo scorso anno, nella speranza che le modifiche ipotizzate dall’esecutivo siano accompagnate da una clausola di salvaguardia che assicuri agli interventi già avviati entro una determinata data, probabilmente la fine dell’anno, le precedenti condizioni agevolative. Una misura indispensabile, quella della clausola di salvaguardia, necessaria per normalizzare una detrazione straordinaria così difficile da gestire. Modificare le condizioni della misura agevolativa senza “salvare" coloro che abbiano già progettato e avviato l’intervento di recupero edilizio, tipicamente complesso e lungo da realizzarsi, potrebbe avere effetti non più sostenibili, per il portafoglio dei singoli e lo stato di diritto, bene collettivo.

A lungo periodo, tuttavia, manca ancora un ingrediente. Qualsiasi considerazione in tema di Superbonus, soprattutto la sua estensione temporale, non può ignorare, di contro, come il mercato del credito sia ancora del tutto bloccato. Escludendo le Poste Italiane, disponibili ad acquistare crediti pro capite per un ammontare non superiore a 150.000 euro, decisamente troppo basso, tutti gli altri operatori del settore appaiono ancora dormienti, sicuramente intimoriti dalla responsabilità solidale che incombe sulle loro teste, nonché dalle recenti pronunce della Corte di Cassazione che scindono definitivamente la possibilità del sequestro preventivo dalla diligenza impiegata dal fornitore o dal cessionario nelle fasi di acquisto del credito. Senza dimenticare tutti coloro, ancora numerosi, i cui cassetti fiscali sono ancora carichi di crediti fiscali difficili da smobilizzare.

Senza affrontare quest’ultimo tema il rischio concreto, come già accaduto con il Decreto Anti-frodi, è quello di alimentare inutili speranze che si infrangeranno contro il muro di gomma degli istituti di credito. Perché continuare ad alimentare questo fiume se il mare non è disponibile ad accoglierlo?
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