26 novembre 2022

L’ipoteca sulla Manovra

Autore: Paolo Iaccarino
Ventuno miliardi su trentacinque, a tanto ammonta la spesa dedicata alla crisi energetica, per buona parte impiegata per rinnovare il pacchetto dei crediti d’imposta riconosciuti alle imprese sulle spese di energia elettrica e gas naturale. Una pesante ipoteca che ha trasformato la manovra finanziaria in un compromesso inevitabile fra esigenze contingenti e la realizzazione di promesse elettorali. Lasciando tutti delusi.

Il contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, in favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale, in assoluta continuità rispetto al precedente Governo Draghi, è stato esteso (e maggiorato) per tutto il primo trimestre 2023. Una scelta, particolarmente costosa, che rischia di generare minori benefici rispetto a quelli preventivati.

In primo luogo la principale misura in materia di energia elettrica, gas naturale e carburanti coprirà solo una piccola porzione dell’anno, secondo uno schema sostanzialmente a pioggia, troppo breve, probabilmente senza risolvere il problema. Inoltre il sostegno rischia di restare sulla carta, imbrigliato fra complicate regole di calcolo e criteri di utilizzo che, inspiegabilmente, prevedono termini di decadenza troppo stringenti per consentirne l’effettivo recupero.

Il principale difetto del contributo straordinario in commento è quello di prenotare la fetta più grande delle risorse a disposizione senza assicurare risultati concreti. Mentre attende ancora la sua attuazione il meccanismo che avrebbe dovuto favorirne l’utilizzazione, ovvero la possibilità per le imprese minori di ricevere direttamente dal venditore dell’energia elettrica e del gas naturale l’entità del credito d’imposta effettivamente spettante, il Legislatore ha confermato i termini di utilizzo incompatibili con la realtà del momento e introdotto ulteriori adempimenti che tendono, piuttosto, ad allottare i potenziali fruitori. La misura, inoltre, volendo favorire tanti non accontenta nessuno, soprattutto le imprese di produzione per le quali la crisi energetica è molto più di una tegola momentanea.

In un contesto di risorse scarse sarebbe stato necessario, ma siamo ancora in tempo, decidere chi effettivamente sostenere, in questo ramo come negli altri comparti della manovra finanziaria. In questo senso aiutare solo le imprese a maggiore consumo di energia elettrica e gas naturale avrebbe consentito di liberare risorse da dedicare, ad esempio, all’ulteriore riduzione del cuneo fiscale o al rinnovamento dei crediti d’imposta in tema di innovazione, con condizioni migliori di quelle che si applicheranno a partire dal 1° gennaio 2023. I crediti d’imposta figli del programma Transizione 4.0, come il bonus sud, meriterebbero molto di più del nulla cosmico che gli è stato dedicato.
 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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