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Editoriali

24 luglio 2021

Riscossione: riforma per chi?

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale forte
Il sistema della riscossione nazionale è stato al centro della relazione dell’Amministrazione Finanziaria al Parlamento avente ad oggetto i criteri per la revisione del meccanismo di controllo e di discarico dei crediti non riscossi. Quello del c.d. magazzino dei crediti attualmente in carico all’Agenzia delle Entrate Riscossione, infatti, rappresenta un problema in progressiva crescita ed ha raggiunto dimensioni non più sostenibili e gestibili. Non è solo una questione di poteri e di risorse dell’Agente della Riscossione, ma un problema di equità e speranza.

Nonostante le performance della riscossione abbiano subito un progressivo miglioramento, soprattutto nella stagione delle definizioni agevolate, il magazzino ruoli della riscossione relativo ai crediti non riscossi dal 2000 al 2020 ha raggiunto il valore contabile residuo di circa 999 miliardi di euro. Tale valore, da considerarsi già al netto degli importi annullati con provvedimenti di sgravio, anche a seguito delle definizioni agevolate dell’ultimo triennio, è prevalentemente composto da situazioni di difficile riscossione. Il 45% dei ruoli è relativo a contribuenti già sottoposti ad azioni cautelari o esecutive, il 15% a soggetti sottoposti a procedure concorsuali di vario genere, il 13% a soggetti deceduti e ditte cessate, il 12% a nullatenenti, almeno secondo le risultanze dell’anagrafe tributaria. Solo il 2% è rappresentato da rate a scadere su dilazioni non revocate.

Volendo escludere la categoria dei nullatenenti che potrebbe nascondere contribuenti tutt’altro che poveri, oltre il 73% del magazzino dei crediti affidati in riscossione è costituito da importi solo formalmente ancora da riscuotere, perché riferibili a contribuenti in condizione acclarata di insolvenza.

Il problema dello smaltimento del magazzino dei ruoli incagliati non è solo un problema dell’Amministrazione Finanziaria. L’attività della riscossione, infatti, impegna risorse e mezzi che si riflettono sugli aggi della riscossione e, quindi, sui contribuenti diligenti che assolvono ai propri debiti. L’attuale sistema esprime tutta la sua iniquità ove chiama a contribuire alla riscossione di crediti evidentemente inesigibili i contribuenti che assolvono ai propri debiti nei termini offerti dalla legislazione vigente. In altri termini, mentre la struttura della riscossione cede sotto il peso di un magazzino non sostenibile, sono i proprio contribuenti adempienti a finanziare la struttura della riscossione, comprese le sue inefficienze.

Tanto dovrebbe essere sufficiente per rivalutare l’introduzione di nuove procedure di definizione agevolata finalizzate alla riduzione del carico pregresso, nonchè lo stralcio di posizioni, obiettivamente anacronistiche, in aria di prescrizione. Tale intervento, da adottare con maggiore decisione rispetto al recente passato, consentirebbe di alleggerire la pressione sull’Agente della Riscossione e, di conseguenza, ridurre i costi di esecuzione attribuibili a posizioni che nulla apporteranno alle casse erariali.

Non è semplicemente un problema di bilancio, ma una questione di equità. Il sistema della riscossione non deve continuare a scaricare sui contribuenti adempienti i costi di una struttura che nel corso degli anni non è stata in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro. Dovendosi giudicare gli enti e le persone secondo il risultato raggiunto, l’accumulo di importi a ruolo di difficilissima riscossione è la rappresentazione dell’inadeguatezza di un intero sistema rispetto agli obiettivi da raggiungere.

Dal canto suo l’Amministrazione Finanziaria è alla ricerca di maggiori poteri e strumenti da impiegare nell’attività di riscossione. In particolare nel mirino dell’Agente della Riscossione vi è la Banca Dati dell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari e quella relativa alla fatturazione elettronica.
L’Amministrazione Finanziaria non si accontenta più dei dati a propria disposizione e chiede carta bianca circa la possibilità di indagine presentiva finalizzata all’attività esecutiva. Non più pignoramenti al buio, ma l’accesso massivo a tutte le informazioni disponibili che possano orientare la ricerca dell’Agente della Riscossione. Fra le richieste, inoltre, una razionalizzazione del sistema della riscossione che escluda, senza deroga alcuna, la possibilità del debitore di essere nuovamente riammesso alla rateizzazione per gli stessi debiti per i quali il beneficio sia venuto meno a seguito del mancato pagamento di 10 rate mensili.

L’Amministrazione Finanziaria, non sazia, chiede anche il superamento dell’attuale sistema di remunerazione a favore di uno stanziamento annuale a carico del bilancio dello Stato, affinché sia assicurata un’adeguata dotazione finanziaria e il suo conseguente equilibrio economico. Onere stimato in circa 850 milioni di euro all’anno. In un momento in cui le performance sono valutate anche sulla base dei costi a carico della collettività, l’Amministrazione Finanziaria rivendica il proprio ruolo pubblicistico indipendentemente dai risultati raggiunti.

Sinceramente la lettura della relazione lascia basiti. Da un lato non viene evidenziato come buona parte delle risorse a disposizione del sistema della riscossione siano impiegate in attività inutili, sostanzialmente a carico della collettività, in quanto destinate a crediti inesigibili. Dall’altro l’Amministrazione Finanziaria chiede nuovi poteri e procedure più stringenti, ignorando come, fra poco, al magazzino di ruoli accumulato si sommeranno le somme non riscosse relative al periodo emergenziale. Se l’obiettivo è davvero quello di migliorare il sistema della riscossione, è difficile immaginare un qualsivoglia tentativo di riforma senza mai affrontare il tema connesso al Covid-19.

Anche nella riscossione ci sarà un prima e un dopo. Prima si comprenderà e meglio sarà per tutti.
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