28 gennaio 2022

Impresa. La carica di amministratore non esclude il lavoro subordinato

Cassazione lavoro, ordinanza depositata il 27 gennaio 2022

Autore: Paola Mauro
La carica di amministratore e l’attività di lavoratore subordinato di una stessa società di capitali sono cumulabili, ma va provato l’assoggettamento, nonostante la carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione.

È quanto ha precisato la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 2487/2022, pubblicata il 27 gennaio, che accoglie il ricorso presentato da un’impresa di costruzioni nell’ambito del giudizio da essa instaurato contro con un verbale ispettivo dell’I.N.P.S.

Il caso -Esattamente l’Istituto previdenziale ha disconosciuto la natura subordinata dei rapporti di lavoro intrattenuti dalla società con i suoi due amministratori oltre che soci al 50% ciascuno.

Al riguardo, in riforma della sentenza di prime cure, che aveva accolto l’opposizione della società, la Corte d’Appello ha ritenuto superflua la prova, da parte dell’Ufficio, della natura simulata del rapporto contrattuale, essendo di per sé ostativa alla costituzione di un vincolo di subordinazione con l’ente la qualità di entrambi i soci di membri del Consiglio d’amministrazione.

Ebbene, approdata in Cassazione la vicenda, come detto prima, si è risolta in senso favorevole alla parte privata, alla luce delle seguenti considerazioni.

Principi di diritto - Nel rinviare la causa al Giudice di merito per la rinnovazione del giudizio, gli Ermellini hanno affermato che l’incompatibilità della condizione di lavoratore subordinato sussiste soltanto con la qualifica di amministratore unico, non potendo in tal caso realizzarsi un effettivo assoggettamento del predetto all’altrui potere direttivo, di controllo e disciplinare quale requisito tipico della subordinazione (tra le molte, Cass. n. 10909/2019).

Sono invece cumulabili la carica di amministratore e l’attività di lavoratore subordinato di una stessa società di capitali, purché sia accertata, in base a una prova di cui è necessariamente onerata la parte che intenda far valere il rapporto di lavoro subordinato, l'attribuzione di mansioni diverse da quelle proprie della carica sociale e il vincolo di subordinazione, ossia l'assoggettamento, nonostante la carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinate dell’organo di amministrazione della società (Cass. n. 24972/2013 e n. 19596/2016); e tale circostanza ricorre, qualora sia individuabile (mediante una valutazione delle risultanze istruttorie riservata al Giudice di merito e incensurabile nel giudizio in Cassazione) la formazione di una volontà imprenditoriale distinta, tale da determinare la soggezione del dipendente-amministratore a un potere disciplinare e direttivo esterno, cosicché la qualifica di amministratore costituisca uno “schermo” per coprire un’attività costituente, in realtà, un normale lavoro subordinato (Cass. n. 381/2000; Cass. n. 1791/2000 e Cass. n. 4334/2004).

Chiosano, infine, i Massimi giudici: «l’onere probatorio in questione spetta all’ente previdenziale in quanto soggetto tenuto alla dimostrazione dei fatti costitutivi dell'obbligo contributivo».

Il rinvio - Poiché il Giudice di secondo grado non ha fatto corretta applicazione di tutti i suesposti principi di diritto, la Suprema Corte, in accoglimento del ricorso della società datrice di lavoro, ha disposto il rinvio della causa per nuovo esame.
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