16 settembre 2022

Società unipersonale. Tutte da dimostrare le intestazioni fittizie o fiduciarie

Autore: Paola Mauro
In caso di ipotizzate intestazioni fittizie o fiduciarie, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, per la natura sanzionatoria della misura ablativa, può essere disposto nei confronti di un soggetto terzo rispetto all’indagato, quale una società a responsabilità limitataunipersonale, a condizione che sia provato che quest’ultima si sia prestata a fungere da titolare “apparente” onde favorire la permanenza dell’acquisizione del bene in capo all’autore del reato, spettando al giudice di esplicare le ragioni della supposta interposizione fittizia o reale mediante l’utilizzo, non solo di circostanze sintomatiche di natura indiziaria, ma anche di elementi fattuali, dotati dei crismi di gravità, precisione e concordanza, idonei a confortare l’assunto accusatorio.

Ad affermare questo principio di diritto è la sentenza n. 32581/2022 della Corte di Cassazione (Sez. VI pen.), relativa a un procedimento per il reato di peculato.

Il caso - Una società unipersonale a responsabilità limitata, in liquidazione, è stata raggiunta da un provvedimento di sequestro preventivo di beni immobili, disposto dal Giudice per le indagini preliminari in relazione al delitto di peculato, ipotizzato in capo a tre soggetti, tra cui l’unica socia.

Secondo la ricostruzione accusatoria – in breve -, la società in questione sarebbe stata costituita soltanto per essere utilizzata in funzione dell'attuazione di un progetto criminoso e l'intero capitale sociale intestato fittiziamente alla persona fisica indagata.

Ebbene, l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Benevento, che ha rigettato l’istanza di revoca del sequestro per equivalente ai danni dell’ente, presentata dal suo liquidatore e legale rappresentante, è stata annullata dai giudici penali della Cassazione, alla luce delle seguenti considerazioni.

Ragioni del rinvio - Gli “ermellini” hanno, innanzitutto, evidenziato che la società unipersonale è un soggetto giuridico autonomo e distinto dalla persona fisica dell'unico socio; un soggetto metaindividuale a cui la legge riconosce, in presenza di determinati presupposti, una personalità diversa rispetto a quella della persona fisica. Si tratta, quindi, di un soggetto che ha un proprio patrimonio autonomo, che costituisce un autonomo centro di imputazione di interessi, che ha una sua soggettività, che ha una sua organizzazione e una sua struttura.

Ciò posto, i supremi giudici hanno ritenuto errata la decisione del Tribunale, atteso che, in caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, vi è la stringente necessità che i beni oggetto delle misura cautelare reale appartengano al soggetto responsabile dell'illecito; la più volte affermata natura sanzionatoria della confisca per equivalente impedisce infatti di esercitare il potere ablatorio - e il prodromico potere cautelare- nei confronti di coloro che non hanno partecipato alla commissione dell'illecito.

Ciò spiega la ricorrente affermazione per cui, in tali casi, il sequestro e la confisca deve riguardare necessariamente beni che rientrano nella disponibilità del soggetto autore del reato, beni cioè che, di fatto, facciano parte del patrimonio di questi, mentre non può interessare beni e valori economici che appartengano a terzi estranei al reato.

Ne deriva l’affermazione secondo cui la "disponibilità" del bene, quale presupposto di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non coincide con la nozione civilistica di proprietà, ma con quella di possesso, ricomprendendo tutte quelle situazioni nelle quali il bene stesso ricade nella sfera degli interessi economici del reo, ancorché il potere dispositivo su di esso venga esercitato tramite terzi, e si estrinseca in una relazione connotata dall'esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà (Sez. 3, n. 4887/2018; Sez. 2, n. 22153 del 22/02/2013; Sez. 3, n. 15210/2012; Sez. 1, n. 11732/2005).

Ne consegue che, in caso di ipotizzate intestazioni fittizie o fiduciarie, il giudizio circa la disponibilità del bene in capo al reo presuppone un accertamento della esistenza di un rapporto, di un collegamento tra i beni e il reo; devono cioè esserci elementi concretamente indicativi della loro effettiva disponibilità dei beni da parte di quest'ultimo.

Ciò che deve essere provato è l'esistenza di situazioni che avallino concretamente l'ipotesi di una discrasia tra intestazione formale e disponibilità effettiva del bene e che consentano di affermare che il terzo intestatario si sia prestato alla titolarità "apparente" al fine di favorire la permanenza dell'acquisizione del bene in capo all'autore del reato, con l'ulteriore conseguenza che spetta al giudice, poi, esplicare le ragioni della ritenuta interposizione fittizia o reale, utilizzando allo scopo non solo circostanze sintomatiche di mero spessore indiziario, ma elementi fattuali, dotati dei crismi della gravità, precisione e concordanza, idonei a sostenere, anche in chiave indiretta, l'assunto accusatorio.

Nel caso in esame, ad avviso degli “ermellini”, il Tribunale non ha fatto corretta applicazione di tali principi.

Pertanto, la causa è stata rimessa davanti al Giudice di merito, per nuovo esame.
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