21 ottobre 2022

Tributi dovuti dalla società in liquidazione. Responsabilità dei soci

Autore: Paola Mauro
La responsabilità del socio per la pretesa erariale verso la società (art. 36 co. 3 del D.P.R. n. 602/73) non presuppone la definitività dell’accertamento nei confronti dell’ente, essendo sufficiente la consacrazione della pretesa in un titolo idoneo alla riscossione anche provvisoria.

È quanto emerge dalla lettura della sentenza n. 30481/2022 della Corte di Cassazione (Sez. V civ.), depositata il 17 ottobre.

Il caso - La controversia trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento spiccato nei confronti della contribuente ex art. 36 comma 3 D.P.R. n. 602 del 1973 quale socia della s.r.l. Alfa in liquidazione dal 2006 e cessata nel 2009.

Ebbene, a conferma della sentenza di prime cure, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha ritenuto l’illegittimità dell’atto impositivo in questione, sulla scorta dell’osservazione che l’estensione al socio della responsabilità per la pretesa erariale verso la società richiede l’avvenuta definizione del «contesto tributario» relativo alla persona giuridica; nel caso di specie, però, l’accertamento nei confronti di quest’ultima non era ancora divenuto definitivo.

A fronte di quanto sopra, la Difesa erariale ha proposto ricorso innanzi alla Corte di legittimità, deducendo, con successo, la violazione dell’art. 36 comma 3 D.P.R. n. 600 del 1973, in relazione all’art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c.

Principi di diritto - Gli Ermellini, nell’accogliere il suddetto motivo di ricorso, hanno rilevato, in particolare, che, con riferimento alla responsabilità dei liquidatori, degli amministratori e dei soci di società in liquidazione, contemplata dall'art. 36 D.P.R. n. 602 del 1973, la giurisprudenza di legittimità ha fornito una ricostruzione sostanzialmente unitaria delle distinte fattispecie (v., tra le altre, Cass. n. 14570/2021; Cass. n. 31904/2021; Cass. n. 28401/2020 e le sentenze ivi citate). Si tratta di responsabilità per fatto proprio ex lege (per gli organi, in base agli articoli 1176 e 1218 c.c., e per i soci di natura sussidiaria), avente natura civilistica e non tributaria (Cass. n. 15377/2020; Cass. n. 7327/2012; Cass. n. 2996972019; Cass. n. 17020/2019; Cass. S.U. n. 2079/1989).

Con riferimento specifico alla responsabilità dei soci, l'art. 36, comma 3, D.P.R. n. 602 del 1973 - nel testo applicabile alla fattispecie “ratione temporis” -, prevede che, ove abbiano ricevuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta, precedenti alla messa in liquidazione, danaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o abbiano avuto in assegnazione beni sociali dei liquidatori durante il tempo della liquidazione, i soci sono responsabili del pagamento delle imposte dovute dai soggetti di cui al primo comma (liquidatori o amministratori) nei limiti del valore dei beni stessi, salve le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile.

Pertanto, al Fisco è consentito di agire in via "sussidiaria" nei confronti dei soci "pro quota" e tale responsabilità è pur sempre "dipendente" da quella del liquidatore e dell'amministratore, nel senso che, per escutere i primi, è comunque necessario che sussistano anche i presupposti per la responsabilità dei secondi (Cass. n. 14570 del 2021).

Gli stretti legami tra le fattispecie e, in particolare, la relazione di “dipendenza” della responsabilità del socio di cui al comma 3 da quella di cui al comma 1 (di liquidatori e amministratori) giustifica una considerazione unitaria anche con riguardo ai presupposti di esercitabilità delle azioni. In proposito, la giurisprudenza consolidata di legittimità, richiede la duplice condizione che i ruoli in cui siano iscritti i tributi della società possano essere posti in riscossione e che i medesimi non siano stati soddisfatti con le attività della liquidazione medesima (v., tra le altre, Cass. n. 28401/2020; Cass. n. 14570/2021), ammettendo l’iscrizione in ruoli anche provvisori (Cass. n. 7327/2012; Cass. n. 15377/2020).
  • Nel caso in esame, dunque, gli Ermellini sono giunti alla conclusione di dover accogliere il ricorso erariale, in quanto «La CTR, richiedendo la preventiva definitività dell’accertamento nei confronti della società, quale presupposto per l’azione ex art. 36 comma 3 cit. nei confronti del socio, si pone evidentemente in contrasto con quell’interpretazione della norma, secondo cui è sufficiente la consacrazione della pretesa in un titolo idoneo alla riscossione anche provvisoria».
Di conseguenza, il Supremo Collegio ha disposto il rinvio della causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo della Toscana, per la rinnovazione giudizio.
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