4 febbraio 2026

Forfettario, se si superano i 35mila euro di lavoro dipendente non si è sempre fuori: ecco cosa calcolare

Autore: Redazione Fiscal Focus

Un contribuente ha preso 36.200 euro da lavoro dipendente nel 2025: può entrare nel forfettario nel 2026 se si è licenziato a novembre?

Il tema del reddito da lavoro dipendente è diventato più sensibile con la soglia dei 35mila euro: anche per il 2026, la causa ostativa che blocca il regime forfettario scatta se nel 2025 il contribuente ha percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati oltre 35mila euro. C'è però una deroga che salva molti casi: il limite non opera se il rapporto di lavoro è cessato nel corso dell’anno precedente.

Prendiamo Francesca, che nel 2025 ha lavorato da dipendente fino al 15 novembre e ha un reddito da CU di 36.200 euro. A prima vista, 36.200 > 35.000 e quindi niente forfettario nel 2026. Ma se il rapporto è effettivamente cessato entro il 31 dicembre 2025, la deroga consente l’accesso. Diciamo che si gioca tutto sulle prove: lettera di cessazione, UNILAV, CU con data di fine rapporto, e attenzione ai casi in cui esiste un secondo rapporto residuale, anche breve, a dicembre, perché basterebbe un contratto attivo al 31 dicembre per far saltare la deroga. 

Supponiamo che nel 2026 Francesca apra consulenza marketing e incassi 50.000 euro. Con coefficiente 78%, il reddito forfettario sarebbe 50.000 × 78% = 39.000 euro. L’imposta sostitutiva al 15% sarebbe 39.000 × 15% = 5.850 euro, prima dell’effetto contributivo.

Bisogna però poi anche andare a capire cosa conviene. Nel forfettario non si genera IRPEF su cui far valere detrazioni, e questo conta molto se il cliente ha forti detrazioni edilizie o altre spese detraibili senza altri redditi capienti.

Facciamo un confronto realistico: se in ordinario Francesca avesse costi reali per 18.000 euro, il reddito sarebbe 50.000 − 18.000 = 32.000 euro, tassato con IRPEF progressiva e addizionali, con possibilità di detrazioni e deduzioni più ampie. Nel forfettario, invece, i costi riconosciuti sono 11.000 euro (22% di 50.000). Se i costi reali sono molto più alti dei costi forfettari, l’ordinario può diventare competitivo.

Questo è un punto delicato spesso inosservato: il forfettario è potente con strutture leggere, ma può perdere appeal quando aumentano i costi o quando le detrazioni personali fanno davvero la differenza nel saldo finale. Quindi, sonsiglio operativo: serve la data di cessazione corretta e una valutazione di convenienza che tenga conto anche della capienza IRPEF.

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