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Il concetto di lavoro ibrido si riferisce a un modello di organizzazione del lavoro che si distingue per la sua flessibilità, tanto sotto il profilo temporale quanto sotto quello spaziale, adattandosi alle esigenze dell’organizzazione e dei lavoratori senza sottostare a rigidi schemi predefiniti.
Remote working e l’home working
Tale modello si è affermato quale naturale evoluzione delle dinamiche lavorative imposte dalla crisi pandemica, durante la quale il remote working e l’home working hanno rappresentato la principale modalità per garantire la continuità operativa delle imprese. Tuttavia, queste soluzioni si sono spesso tradotte in una mera trasposizione del tradizionale ambiente di lavoro domestico, priva di una reale riorganizzazione delle attività.
L’esperienza della pandemia ha dunque determinato una riflessione profonda sulle modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, evidenziando la necessità di un nuovo modello che coniughi i benefici della presenza fisica con le opportunità offerte dal lavoro da remoto. Il lavoro ibrido si pone pertanto come una sintesi tra tali esperienze, mirando a valorizzare le esigenze individuali e le specificità organizzative, con l’obiettivo di massimizzare il potenziale di entrambe le parti.
Il lavoro ibrido si articola secondo 2 principali direttrici: la dimensione spaziale e quella temporale. La loro combinazione genera 4 modelli estremi di organizzazione del lavoro:
| 1 | lavoro completamente in presenza senza flessibilità temporale: modalità tradizionale in cui i lavoratori sono vincolati a un luogo fisico e a orari prestabiliti; |
|---|---|
| 2 | lavoro completamente da remoto con totale flessibilità temporale: configurazione ideale per chi desidera la massima autonomia (work anytime, anywhere), ma difficilmente realizzabile in molte realtà organizzative; |
| 3 | lavoro completamente in presenza con totale flessibilità temporale: valorizza la dimensione collettiva della presenza in ufficio, senza vincolare gli orari di lavoro a schemi rigidi; |
| 4 | lavoro completamente da remoto senza flessibilità temporale: predilige la simultaneità nell’esecuzione della prestazione lavorativa, indipendentemente dal luogo fisico in cui si trovano i lavoratori. |
Il lavoro ibrido si colloca in un punto intermedio tra questi estremi, configurandosi come un sistema altamente personalizzabile in base alle esigenze aziendali e individuali.
Numerose organizzazioni hanno già implementato diverse configurazioni di lavoro ibrido, tra cui:
| modello office-first | predominanza del lavoro in presenza con una quota marginale di attività da remoto, adottato da colossi come Apple e Amazon; |
|---|---|
| modello ibrido parziale | convivenza tra team interamente remoti e team operanti in presenza (Stripe ne è un esempio emblematico); |
| modello ibrido flessibile | autonomia decisionale dei lavoratori nella scelta dei giorni di presenza e di remoto, adottato da realtà come Reddit; |
| modello remote-first | il lavoro a distanza costituisce l’impostazione predefinita, come nel caso di Dropbox; |
| modello ibrido limitato | i lavoratori scelgono tra opzioni predefinite di presenza e remote working, secondo l’approccio adottato da HubSpot. |
Alla flessibilità spaziale si affianca quella temporale, declinabile in diverse modalità operative, tra cui:
L’adozione del lavoro ibrido richiede un adeguato impianto regolatorio, il quale può concretizzarsi attraverso:
| accordi individuali | stipulati tra datore di lavoro e dipendente, conformemente alla normativa sul lavoro agile (Legge n. 81/2017); |
|---|---|
| regolamenti aziendali | strumento idoneo a garantire omogeneità di trattamento per un’ampia platea di lavoratori; |
| accordi sindacali | particolarmente utili per integrare misure di welfare aziendale e produttività, in ottica di sostenibilità e bilanciamento tra vita e lavoro. |
L’accordo o regolamento sul lavoro ibrido si articola in 2 Sezioni:
Come è possibile “misurare” il valore di un ruolo per un’organizzazione?
E’ necessario individuare dei criteri neutrali (cioè non influenzati dalle caratteristiche delle persone), che consentano un confronto il più possibile oggettivo, indipendente dalla persona che ricopre il ruolo stesso e dall’area funzionale cui appartiene e, attraverso l’applicazione di questi criteri, costruire dei gruppi di ruoli sostanzialmente omogenei in termini di peso organizzativo. Si tratti quindi di una vera a propria “job evaluation”, ossia una modalità di analisi organizzativa che serve proprio a definire dei job cluster, cioè raggruppamenti di ruoli “di pari valore”, su cui costruire una politica retributiva omogenea. La Direttiva prevede quindi che gli Stati membri definiscano per legge i principi ed i criteri a cui attenersi per costruire strutture retributive eque e neutrali.
Quali strategie possono adottare le aziende per rendere sostenibile ed efficace il lavoro ibrido?
È fondamentale adottare un approccio strutturato, che non si limiti alla semplice alternanza presenza/da remoto, ma che definisca regole chiare, strumenti condivisi e momenti di confronto costanti. Le aziende dovrebbero investire in tecnologie digitali che facilitino la collaborazione e garantire percorsi formativi su soft skills come la comunicazione a distanza e la gestione del tempo. Allo stesso tempo, serve una cultura aziendale orientata alla fiducia e alla responsabilizzazione: i risultati devono prevalere sul mero controllo delle ore lavorate. Infine, per mantenere il senso di appartenenza, è utile programmare attività di team building, incontri periodici in presenza e spazi dedicati all’innovazione e alla creatività.
Come influiranno le nuove regole sul costo del lavoro?
Occorre sin da ora mettere a budget, nell’ambito di una valutazione costi-benefici, le imprese dovrebbero considerare gli investimenti necessari per l'adeguamento alla Direttiva non esclusivamente in termini di costi di compliance, ma valutando anche i benefici derivanti dalla riduzione del rischio di contenziosi e sanzioni, dal miglioramento del clima lavorativo e della motivazione del personale, dall'incremento della reputazione aziendale e dell'attrattività per i talenti, nonché dai vantaggi competitivi generati da politiche di diversità e inclusione.
Il lavoro ibrido e formazione
La Corte di Cassazione, Ordinanza 08 luglio 2021, n. 19531, ha stabilito che il datore deve garantire pari opportunità di formazione, carriera e accesso alle informazioni a tutti i dipendenti, indipendentemente dal luogo di lavoro.
Il datore di lavoro deve quindi prestare la massima attenzione a non escludere i lavoratori da remoto da riunioni strategiche o benefit aziendali.
(prezzi IVA esclusa)