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A proposito di obbligo di abbinamento POS-RT, per gli incassi tracciati diversi dal POS, come bonifici e assegni, conviene attivare un comparto diverso sull’RT, distinto da quello usato per il POS?
Sì, è possibile farlo e, in molti casi, è anche utile, ma va chiarito subito un punto: la convenienza non è fiscale in senso stretto, quanto organizzativa. Sul piano degli adempimenti verso l’Agenzia delle Entrate, infatti, il flusso dei corrispettivi memorizzati e trasmessi tramite RT nasce per rappresentare l’operazione e il suo incasso secondo le regole tecniche definite dall’Amministrazione, in attuazione dell’articolo 2 del D.Lgs. 127/2015 e dei provvedimenti attuativi.
Il perimetro normativo è noto: l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi (per i soggetti ex art. 22 DPR 633/1972) discende appunto dall’art. 2 del D.Lgs. 127/2015, ed è stato strutturato tecnicamente con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 28 ottobre 2016, più volte aggiornato nelle specifiche e nel tracciato.
In questo quadro, con l’evoluzione del tracciato - versione 7.0 e successive - è stato richiesto al RT/Server RT di gestire anche informazioni di dettaglio collegate all’incasso e, in particolare, la distinzione delle modalità di pagamento, ma in una logica sostanzialmente duale: contanti ed elettronico. È lo stesso impianto richiamato nelle varie analisi tecniche sul tracciato, dove si evidenzia che l'RT deve gestire le tipologie di pagamento utilizzate “contanti e elettronico” e che nel tracciato sono presenti campi distinti per “Pagato contanti” e “Pagato elettronico”.
La configurazione di un comparto “POS”, uno “BONIFICO”, uno “ASSEGNO”, uno “DELIVERY” è perfettamente percorribile e spesso consigliabile per governare la riconciliazione interna. Può aiutare a far quadrare la cassa fisica con gli incassi non cash, a separare i flussi di incasso differito - cioè bonifici ed eventuali assegni - dagli incassi immediati via carta, a distinguere le vendite delivery, che spesso presentano incassi misti, come piattaforma, rider, pagamento online, pagamento alla consegna, e a produrre report gestionali più leggibili.
E' di fatto un modo per mettere ordine e per rendere più semplice il controllo di gestione, soprattutto quando il POS non coincide con l’insieme dei pagamenti tracciati: si pensi a bonifici istantanei, link di pagamento, pagamenti intermediati da piattaforme.
Detto questo, per l’Agenzia il valore informativo trasmesso resta, nella sostanza, ricondotto alle due grandi famiglie contante/elettronico, con l’ulteriore presenza di casi particolari come non riscosso, ticket, buoni, ecc. previsti dalle specifiche. Proprio per questo non c’è un vantaggio fiscale nell’aprire un comparto RT dedicato a “bonifico” o “assegno” visto che, come detto, l’obiettivo è comunicare meglio il dato all’AdE. L’informazione che viaggia nel tracciato, per la parte pagamenti, è progettata per aggregare e distinguere l’incasso come contante oppure elettronico.
La vera cautela, ci viene da dire, piuttosto è un’altra: la coerenza tra modalità di pagamento dichiarata sul documento commerciale o RT e realtà finanziaria, perché la modalità di incasso può diventare un elemento di riscontro in sede di controlli e incroci con i flussi bancari.
In definitiva, si può, e spesso conviene, creare comparti o tasti di pagamento distinti per POS, bonifico, assegno e anche delivery, perché migliora la contabilità interna e la riconciliazione. Però non va fatto con l’aspettativa di dare più informazioni all’Amministrazione. Per il Fisco, lato RT, la lettura rimane essenzialmente binaria tra cassa e pagamento elettronico, con alcune codifiche speciali previste dal tracciato.