11 marzo 2013

Cnpadc con doppia premialità

Via libera dei Ministeri vigilanti in merito alla diversa spendibilità del contributo integrativo
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il contributo integrativo - Buone nuove per la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, presieduta da novembre da Renzo Guffanti. Lo scorso giovedì infatti i Ministeri competenti hanno dato il proprio parere positivo alla proposta che lo stesso ente previdenziale aveva approvato a fine giugno con un voto unanime dell’assemblea dei delegati. In sostanza, il contributo integrativo versato oggi da un dottore commercialista concorrerà in futuro all’adeguamento della sua pensione al costo della vita.

La proposta approvata
- In base a quanto stabilito dalla suddetta riforma, anche in riferimento alla cosiddetta Legge ‘Lo Presti’ n. 133/11, un quarto del contributo integrativo potrà essere accreditato sul montante del commercialista iscritto all’ente, ciò però sarà possibile ottenendo in cambio una maggiorazione dell’aliquota soggettiva. Parlando in cifre, vediamo che il contributo integrativo versato dall’iscritto al momento è posto al 4%, ma si parla già di un possibile aumento al 5%; mentre l’aliquota soggettiva è stata precedentemente portata dalla Cassa al 12%. Da ciò emerge che l’istituto di previdenza al quale fanno riferimento i commercialisti offre agli stessi due meccanismi premiali.

L’aliquota soggettiva – Perché si parla di due meccanismi premiali? Ebbene, il motivo è, come abbiamo visto, che sono in atto due cambiamenti: da un lato, l’aumento dell’aliquota soggettiva; mentre dall’altro una diversa spendibilità del contributo integrativo. In merito al primo caso, ossia alla maggiorazione dell’aliquota soggettiva, si consideri che è frutto di una delibera approvata più di un anno fa e che ha spostato la soglia dal 10% al 12%. Con questa maggiorazione si intende garantire a ciascun iscritto un importo percentuale superiore rispetto ai contributi versati. In altri termini, si andrà a versare il 12%, però poi sul montante individuale gli iscritti si vedranno screditato il 15%. Una siffatta decisione è stata comunque connessa alla volontà di rispettare l’equità intergenerazionale, nel senso che crescerà in maniera proporzionale all’aumento degli anni di iscrizione al sistema contributivo in carico al dottore commercialista.

Il contributo integrativo – In questo secondo caso, la delibera che individua una differente spendibilità del contributo integrativo riprende quanto disposto dalla Legge Lo Presti, andandovi ad aggiungere la possibilità di migliorare gradualmente la prestazione pensionistica anche per quei soggetti non dotati delle maggiori capacità reddituali o di risparmio. In sostanza, per il momento, il contributo integrativo rimarrà al 4% e permetterà di ampliare le possibilità economiche del cosiddetto ‘salvadanaio’ al quale avrà diritto l’iscritto alla cassa. Ciò è possibile, in sostanza, perché con questo versamento la Cassa acquisirà delle risorse aggiuntive. A ben vedere, l’ente di previdenza potrà attrarre quote di volumi d’affari che attualmente vengono sviluppati in maniera esterna al canale professionale.

La soddisfazione della categoria – Ovviamente da più parti, all’interno della categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, s’è fatta sentire una viva soddisfazione. Oltre alla Cassa guidata da Guffanti, che ha dovuto attendere nove mesi prima di ottenere il via libera ministeriale, è emerso anche il plauso dell’Aidc che sottolinea come la prima richiesta in tal senso della Cnpadc risalga al 2008. Ad oggi però, mettendo al bando le polemiche, un passo avanti è stato fatto. Non rimane che applicare siffatte disposizioni.

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